Nell’ambito del progetto “Orti in città”, siamo venuti a conoscenza di una realtà del nostro territorio che merita visibilità, poiché coniuga il tema dell’assistenza a persone svantaggiate con l’ortofloricoltura e la gestione del verde. Si inserisce dunque in quel filone di “agricoltura sociale” già incontrato ne Il Guado della Coop Noncello e nel Giardino Educativo delle Sorprese di Villa Carinzia.

Il “Laboratorio Formativo Permanente” è un servizio educativo ed occupazionale diurno per persone diversamente abili, che usufruisce degli spazi e delle strutture messe a disposizione dalla Fondazione “Opera Sacra Famiglia”. Gli allievi coltivano con i loro operatori piante da orto e da fiore e imparano a svolgere attività di manutenzione d’aree verdi.

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Intervista a Roberto Pupulin, responsabile.

Noi abbiamo qui, nella nostra proprietà – è stata concessa l’area in sostanza – , una sezione degli orti sociali gestiti dal Comune di Pordenone, dove è presente anche, nella stessa area, l’orto sociale gestito dalla Chiesa Battista. Abbiamo un’altra attività su orti e florovivaismo che è gestita internamente dai ragazzi con disabilità. Poi una parte più consistente degli orti li abbiamo realizzati con dei micro progetti dove c’è stata una relazione diretta tra noi e alcune scuole materne o alcune scuole primarie della città; per due anni invece abbiamo tenuto un progetto un po’ più consistente dove abbiamo fatto degli orti sul territorio cittadino con dei ragazzi delle materne ed elementari e coinvolgendo un gruppo di persone anziane oltre i 65 anni. È grossomodo questa la panoramica dei nostri “Orti in città”.

Mission e tipo di agricoltura

La mission dell’ente sorto nel ’49, era l’accoglienza di ragazzi privi di famiglia (il periodo è quello del dopoguerra). Il pensiero era quello di dare a questi ragazzi, che si trovavano in condizioni di svantaggio e di povertà, le competenze pratiche e tecniche per poter affrontare la vita una volta che diventavano maggiorenni. Questa è stata l’idea iniziale che ovviamente continua, il lavoro che facciamo è questo (scuola professionale piuttosto che attività nel verde), solo non rivolto a normodotati ma anche a persone con disabilità o persone svantaggiate, persone che si trovano in situazioni di disagio, quindi anche maggiorenni. Dare queste abilità, queste competenze, in modo tale che possano raggiungere una certa autonomia, e se possibile anche un autosostentamento.

L’attività sull’orto-florovivaismo è iniziata circa una ventina d’anni fa, in questo modo: noi avevamo diversi soggetti con delle disabilità, diverse disabilità psicofisiche, che erano inserite nei corsi di meccanica del nostro istituto. Ci siamo però accorti che in un ambiente scolastico di tipo classico, non li facilitava nelle relazioni anche nei rapporti con le persone e tra di loro. Per cui c’è stato un primo esperimento di creare degli orti, per portare questi ragazzi a lavorare all’esterno. Si è notato subito che il rapporto che possono avere con la natura e con gli animali – perché abbiamo portato anche degli animali -, è molto diverso e cambia totalmente il loro modo di essere, diventano più socievoli, più non dico allegri, ma hanno poi tutto un altro rapporto con gli adulti e le altre persone. E lì è nata l’esperienza sull’orto-florovivaismo. Si è agganciato a questo punto un altro aspetto; è stato fatto per questo gruppo di utenti che hanno queste caratteristiche. I soggetti che hanno delle disabilità però più lievi e hanno quindi delle capacità lavorative seppur ridotte o minime, poi vengono o vanno a lavorare in aziende esterne sempre per quanto riguarda il florovivaismo o aziende agricole, per determinati periodi oppure, quelli più abili, sono stati assunti anche per diversi anni.

La parte più tecnica e formativa è sempre stata tenuta da Eugenio. E questo comunque lo facciamo sulla base della disponibilità di finanziamenti. In quel caso lì si tratta proprio di strutturare un’attività formativa, con un tirocinio e poi un accompagnamento ed un inserimento lavorativo. Abbiamo comunque sempre scelto il settore del verde perché è quello che produce meno stress in questi soggetti, non so rispetto ad un settore produttivo, meccanico, industriale, etc., e quindi socialmente riescono ad affrontare meglio anche la vita e a collaborare di più. Lo psicologo che abbiamo qui, consulente, diceva che ha notato il cambiamento di questi ragazzi da quando sono stati portati fuori, rivivono, diceva che gli stiamo prolungando la vita per certi versi, con questo tipo di attività. Anche lì poi si è ampliato, perché i ragazzi fanno anche delle manutenzioni esterne sempre sul settore del verde, ad esempio le aiuole lì del tribunale di Pordenone sono anni che le gestiamo con questi ragazzi qua, quindi periodicamente escono per quelle che sono le scerbature, piccoli interventi di raccolta delle foglie, interventi di raccolta delle potature, taglio dell’erba, raccolta della stessa, quindi lavori molto semplici però riescono ad ottenere dei notevoli benefici, si parla proprio di verde terapeutico, e anche danno un apporto dal punto di vista del lavoro da effettuare, quindi più che positivo il loro intervento. È stato l’inizio, che poi ovviamente si è ampliato e ha portato anche a questo progetto qui, con i nonni diciamo, c’è stato il passaggio all’intergenerazionalità dell’attività.

Per quanto riguarda il tipo di agricoltura, e la gestione insomma, c’è una struttura tecnica. Nel frattempo abbiamo anche creato una piccola aziendina di manutenzione del verde, dove alcuni soggetti con disabilità vengono inseriti quasi stabilmente con borse lavoro, facciamo attività per il Comune di Pordenone – manutenzione delle aiuole, piuttosto che attività per il privato (sfalci, giardini, tosatura siepi, e altro). Lì c’è un giardiniere fisso, specializzato, che viene affiancato da un paio di persone in borsa lavoro, e in alcuni momenti anche dai ragazzi disabili per alcuni lavori più semplici. Poi c’è Eugenio, che è lui il tecnico agronomo, e quindi organizza tutta l’attività e segue sia la pianificazione e programmazione dei lavori, e interviene anche tecnicamente nel gestire, nel dare le dritte per la gestione dei lavori, usare fitofarmaci se servono, potare in un modo piuttosto che in un altro, stabilire se ci sono da fare delle piantumazioni e che tipo di piantumazioni, come va trattato il terreno. Orticoltura tendenzialmente biologica, nel senso che cerchiamo di limitare al massimo l’utilizzo dei presidi fitosanitari: rispettare i metodi dell’agricoltura biologica anche se magari determinate nostre coltivazioni non sono certificate, però cerchiamo di eliminare gli interventi con prodotti antiparassitari, se non di limitarli al minimo insomma, il tutto è molto eco-compatibile. Gli ortaggi che coltiviamo spaziano da pomodoro, peperone, melanzana, lattuga, radicchio, cavoli, tutti i più comuni insomma. Poi in base ad esigenze interne, piuttosto che a richieste diversificate anche noi cerchiamo di diversificare la coltivazione. Per le piantine e le sementi, parte del lavoro lo svolgono i ragazzi, quindi effettuano la semina diretta, piuttosto che il trapianto della piantina ottenuta all’interno della nostra struttura. Alcune piantine invece vengono acquistate all’esterno, dipende un po’ dalla specie, dalla stagione, dalla disponibilità dei nostri ragazzi. Infatti ci sono dei momenti in cui loro riescono a concentrarsi sulle attività di orto-florovivaismo, altri periodi in cui invece magari ci sono altre attività da seguire, come ad esempio la manutenzione del verde; nel momento in cui i ragazzi sono impegnati nell’attività esterna non riescono a seguire totalmente la produzione in serra. Anche perché loro oltre a queste due attività hanno l’arteterapia, hanno le giornate in cui vanno in piscina, hanno una settimana decisamente intensa insomma per le loro possibilità.

Rapporto con i cittadini e le altre realtà del territorio

Per quanto riguarda un rapporto generico con i cittadini diciamo che non abbiamo ancora quantità tali da poter garantire uno smercio, una vendita, e quindi rapportarci direttamente con la cittadinanza. Quello che abbiamo fatto fino ad ora è stata innanzitutto la consegna dei prodotti un po’ alla nostra mensa interna, e un po’ alle borse alimentari. Poi dato che partecipiamo spesso con i ragazzi alla mensa che hanno fatto ad Aviano per i poveri diciamo, durante la settimana andiamo su e prepariamo il pranzo, per cui le verdure le portiamo noi, sono quelle del nostro orto. Ci piacerebbe poter estendere l’attività per poter arrivare anche ad una vendita, non tanto per poterci guadagnare ma per sostenere alcune spese come attrezzature e sementi. Lo stiamo pensando, lo stiamo sperimentando, ma non è ancora in atto. Poi cerchiamo di tenere comunque rapporti con i diversi fornitori per le piantine, Fiume Veneto piuttosto che Cordenons o Aviano, per sostenere un po’ le attività di tutti. Cerchiamo di mantenere buoni rapporti con tutti, che poi sono anche contatti che utilizziamo normalmente anche per eventuali stage di altri corsi sempre inerenti il settore orto-florovivaistico e la manutenzione del verde, quindi c’è una collaborazione solida che dura con queste realtà anche da diversi anni. Poi c’è il rapporto ormai decennale con le scuole, che magari vengono qui in visita e fanno alcune lezioni specifiche sul compostaggio piuttosto che sugli animali della fattoria, sul pane che poi fanno qui nel nostro forno, o le confetture, e così via. E poi c’è questa proiezione verso l’esterno con gli orti scolastici insomma.

Invece per la comunicazione diciamo che se c’è un finanziamento, come è stato in passato, si promuove in un certo modo, anche attraverso report e pubblicazioni. Ma se non c’è un finanziamento specifico tutto sta funzionando per contatti diretti, perché c’è già un rapporto da diversi anni e quindi spesso sono loro che chiedono a noi l’intervento piuttosto che la collaborazione, parlo a livello scolastico ovviamente.

Vision rispetto al futuro e alla città

Ci si sta cercando di spostare all’esterno dando i prodotti che vengono coltivati, gli ortaggi, come avevamo già fatto in passato, per le borse alimentari nelle varie parrocchie. Si vorrebbe ampliare questo tipo di attività, aumentare la produzione, e collegarsi poi ad esempio ai gruppi di acquisto solidale. Questa sarebbe l’intenzione, c’è un embrione c’è un’idea ma non è ancora realizzata.

Ci piacerebbe inoltre continuare quel discorso degli orti gestiti dai nonni, però nelle scuole. Perché il contatto umano tra anziano-bambino è stato esaltante sia per i bambini che per gli anziani, e i rapporti si sono mantenuti nel tempo; potrebbe essere un progetto da riprendere e rivedere.

 

Intervista a Eugenio Venerus (agronomo).

Il progetto di cui parlava il mio responsabile è denominato progetto “verde attivo”, è stato finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed è un progetto biennale che prevedeva appunto il coinvolgimento di un gruppo di anziani over 65. È partito lentamente, abbiamo avuto bisogno di tempo per reperire l’utenza e appunto per pubblicizzarlo, dopo di che abbiamo raccolto una quarantina di iscritti che hanno preso parte, come da progetto, a due corsi di formazione, uno nel settore dell’orticoltura, e uno nel settore della manutenzione del verde, della durata di 60 ore. Ci sono state due edizioni di questi corsi, che sono serviti sostanzialmente per formare l’utenza, perché alcuni dei nonni che hanno partecipato al progetto partivano da zero e non avevano nessuna esperienza, mentre altri avevano almeno un’infarinatura e quindi sono stati agevolati fin dall’inizio, e sono coloro i quali soprattutto nella parte pratica, hanno dimostrato maggiori capacità e maggior intraprendenza. Una volta terminata la formazione in aula, il progetto si è sviluppato soprattutto all’esterno del nostro ente. Abbiamo collaborato con due scuole primarie, una scuola secondaria di primo grado, e due scuole dell’infanzia, nelle quali abbiamo creato degli orti (scuola dell’infanzia Santa Lucia di Rorai Grande, parrocchiale; scuola primaria Rosmini di Villanova di Pordenone; scuola secondaria di primo grado ex Terzo Drusin; scuola dell’infanzia paritaria Sacro Cuore di Pordenone). In quest’ultimo caso abbiamo allestito un orto ex novo, partendo dal prato esistente, e questo ci ha dato grande soddisfazione. Gradualmente siamo riusciti a coinvolgere questo gruppo di nonni, che si sono molto ben integrati con i bambini delle scuole, grazie naturalmente alla collaborazione degli insegnanti, che è stata ampia. Otre ad avere seguito la parte di orticoltura, che è stata preponderante, ci sono stati interventi che hanno riguardato la manutenzione del verde: abbiamo creato delle aiuole presso i plessi scolastici, piuttosto che effettuato piccoli interventi di manutenzione quali potatura, concimazione. C’è stata la richiesta anche di poter prolungare il progetto, però il finanziamento non lo prevedeva. È stato un progetto di due anni, che si è concluso a giugno 2016.