L’intervista che segue è stata fatta a fine 2016. Attualmente, a maggio 2017, la situazione è la seguente: la nuova amministrazione comunale ha confermato gli orti per altri 5 anni, e le sostituzioni/lotti, viene fatta in base alle disdette.

Intervista ad Angelo Simonella, referente.

orto_villanova_foto SimonellaFoto di Angelo Simonella.

Non avevo mai coltivato prima, però a casa mia c’è sempre stato l’orto, dove ho sempre dato una mano con la manutenzione, vangando, sistemando le aiuole, etc.. Ma non avevo mai pensato di piantare e coltivare. Quando poi stavo per andare in pensione, le alternative erano: l’orto appunto, comprare un cane, oppure dedicarmi alla fotografia, mia grande passione. Il Comune però ha istituito gli orti giusto quando “mi servivano”, quindi ho fatto domanda, e mi è stato assegnato. Ho cominciato nel 2010, mi sono interessato fin da subito a tutto il progetto, e per questo sono diventato referente.

Mission e tipo di agricoltura
Uno dei motivi che mi spinge a fare l’orto è sicuramente la possibilità di produrmi tutto quello che mi serve per tutto l’anno, ed è una cosa importante. Avere le verdure fresche, te le coltivi tu, non sono inquinate, e in questo modo unisco anche l’utile al dilettevole.
La mia è un’orticoltura tradizionale, non posso dire che sia totalmente biologica, anche se non uso assolutamente antiparassitari e prodotti di questo tipo. Preferisco che il pomodoro abbia qualche macchiolina, ma non voglio usare veleni, perché altrimenti vado al supermercato ecco. Produco un po’ di tutto: pomodori, cetrioli, cipolle, zucchine, prezzemolo, aglio, cavoli, melanzane, peperoni. Ormai vado ad acquistare solo le patate, anche se da quest’anno ho iniziato anche con quelle; ne ho piantate un chilo, ne ho ottenuti 20.

Rapporto con i cittadini e le altre realtà del territorio
Mi piace essere “dentro” il problema, non mi va di andare là a coltivare e andare via, quindi questa esperienza è importante anche per la parte di socialità. Non per niente si chiamano orti sociali. Quindi mi rapporto con gli altri assegnatari per qualsiasi cosa, se si rompe un rubinetto, se c’è un problema tra gli orticoltori, se si rompe il chiavistello, insomma tutte quelle piccole cose di cui la gente non si interessa, e che io invece in quanto referente mi son dichiarato disponibile a raccogliere e a risolvere.
Per quanto riguarda gli appezzamenti degli orti del Comune, sono 50 mq, son 5 metri per 10. Ce ne sono alcuni anche da 25, però sono pochi rispetto alla maggioranza. Abbiamo un grande spazio che si sviluppa ed è diviso in tre gruppi sostanzialmente. Il gruppo di cui faccio parte (siamo circa 20 su 50) io è quello “iniziale” diciamo, e c’è parecchia collaborazione tra di noi: se uno va in ferie gli si bagna l’orto, se ad esempio tu hai più pomodori mi dai quelli io ti do le zucchine; c’è tutto questo interscambio fra orticoltori. Anche perché stranamente, a distanza di metri, a uno vengono bene le melanzane all’altro le cipolle, a uno i cetrioli all’altro l’insalata, per cui c’è questo scambio fra di noi. Gli altri due gruppi sì coltivano qualcosa, ma non molto e soprattutto non con continuità.
Per quanto riguarda i rapporti con il Comune si può dire che sono presenti. Prima è capitato di trovarci un po’ abbandonati a noi stessi, si interessavano solo della parte burocratica, al fatto che pagassimo l’affitto annuale di 70 euro, poi solo se c’era qualche problema da segnalare, di tubi rotti, l’albero che sta per cadere, e cose così. Fase che però si è conclusa con il cambio di amministrazione. C’è stato di recente anche un cambio di gestione, perché gli orti sociali sono passati al “verde”, ed è Miriam Gianessi che ha appena preso in mano il tutto.
Adesso poi c’è questa nuova amministrazione. L’assessore Boltin e i suoi collaboratori mi hanno fatto una buona impressione, sembrano molto interessati che questa cosa vada avanti nel migliore dei modi, che tutto sia coltivato per bene, che non ci siano orti abbandonati, le stradine tutte pulite, cose che adesso sono state un po’ trascurate, per cui confido in un’ottima collaborazione con il Comune.
Con i referenti degli altri orti invece siamo stati in contatto più che altro nei primi tre anni, perché il comune organizzava anche dei corsi mirati di orticoltura, però almeno fino ad ora non c’è stato un “venite a visitare noi, noi veniamo a visitare voi” e cose di questo tipo per favorire l’aggregazione. Sentiamo solo quello che succede quando ci sono le riunioni, ma rapporti diretti non ce ne sono molti.

Vision rispetto al futuro e alla città
Desideri particolari non ce ne sono, ognuno ha il proprio lotto che coltiva, non vedo ci siano altre possibilità, se non qualche grigliata in compagnia e cose di questo tipo.
Questo cambiamento di gestione e di amministrazione invece non abbiamo ancora idea se ci porterà a dei risvolti positivi o meno, perché il regolamento iniziale era quello di avere l’orto per 5 anni, poi dovevi andare via e subentrava un altro. In questo momento siamo già al sesto anno, è quasi iniziato il settimo, e la nostra idea è quella di far cambiare il regolamento, ne abbiamo già parlato. Vorremmo cambiarlo in modo che ci sia una rotazione in base agli abbandoni. Abbiamo visto che in 6 anni, su 50, almeno 25 sono andati via. L’unica preoccupazione è che ci tolgano l’orto. Noi siamo quelli che hanno dissodato i terreni, li hanno portati a produzione, li hanno sistemati, sarebbe un peccato adesso perdere questa opportunità. Abbiamo anche provveduto alla copertura anti grandine, e a concimazioni particolari per poter produrre meglio, ma sono investimenti che abbiamo fatto di tasca nostra. L’unico desiderio quindi è che l’orto non ci venga tolto, ma che venga cambiato il regolamento con questo tipo di prospettiva.