Luoghi&Territori 2017

Orti in città
Agricoltura urbana e giardini condivisi in riva al Noncello
Domenica 7 maggio 2017
Community garden e orti sociali sono la storia recente di una Pordenone “green”

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Ritrovo a Pordenone alle ore 9,30 presso l’area verde di via Brusafiera, vicino alla chiesa di San Giorgio.

Percorso
Come arrivare:
Si deve raggiungere il centro di Pordenone e parcheggiare nei pressi della chiesa di San Giorgio, facilmente riconoscibile per lo straordinario campanile a forma di colonna dorica progettato da Giovambattista Bassi alla metà dell’800. Nei pressi ci sono abbondanti parcheggi scoperti, ma anche due parcheggi in struttura. Dalla chiesa di San Giorgio parte via Brusafiera, una strada minore e cortissima che passa sul retro degli uffici della provincia e che sul lato a monte, tra due anonimi condomini degli anni ’70, ha un elemento di discontinuità con uno spazio verde residuale.
La nostra escursione questa volta partirà da questo verde residuale.
Tempo di percorrenza: 7 ore. lunghezza 10 chilometri
Grado di difficoltà: nessuno, perché gran parte del percorso è su strada e su strade campestri .

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Schema dell’insediamento medievale di Pordenone lungo il Noncello

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Carta austriaca del 1805

Motivazioni per la scelta dell’itinerario
Storicamente Pordenone aveva un territorio comunale che si poneva a cavallo del docile Noncello per arrivare fino alle sponde dell’irruento Meduna. Lungo quest’ultimo, probabilmente in età basso medievale si procedette alla colonizzazione dei terreni più fertili costruendo un insediamento disperso chiamato Villanova: Villaggio Nuovo. Tra questo insediamento rivierasco e il Noncello c’era un’ampia zona boschiva che nel tardo cinquecento entrerà nella disponibilità della Repubblica Veneziana e che si chiamerà il Bosco di San Marco. Questo bosco occupava terre morbide e ricche d’acqua e ancora in epoca austriaca aveva un grande significato per gli usi della città. Pordenone era un’isola asburgica all’interno del patriarcato ed era necessario che fosse autonoma per quanto riguarda le necessità di legna. Necessità che nel medioevo erano ancora più importanti che nel ‘500 perché in antico Pordenone era una città costruita con case in legno. Il porto aveva poi bisogno di moltissima paleria e tavolati, e questo vale anche per gli apprestamenti di difesa passiva che seguivano i fossati delle mura.
Sulla riva sinistra del Noncello c’erano i due abitati indipendenti di Valle e di Noncello, mentre in mezzo alla campagna sorgevano le residenze agricole di due importanti famiglie borghesi quella dei Tinti e quella dei Marin e poi Cattaneo. Altri piccoli borghi suburbani erano quelli di San Gregorio e della Meduna.

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Mappa austriaca del 1806-69

Questa zona sarà anche quella che provvederà a fornire la città di mattoni grazie alle vene di argilla sfruttate da un sistema diffuso di fornaci. Dietro a Borgo San Gregorio c’era la località Le Fornaci, mentre la zona dell’incrocio di Borgo Meduna si chiamava la Fornacela. A ovest della chiesa di Villanova c’era la località Fornace. La zona di Villa Tinti, invece, si chiamava Le Crede e nei pressi c’era anche la Tesa delle Crede. Alla fine dell’800 le carte registrano ancora la presenza del bosco ma anche il “Campo del guardiano” vicino alla località “confin del bosco”.
In quest’area dagli anni 50 è successo di tutto, a partire dalle prime forme della dispersione insediativa con lottizzazioni di case operaie all’interno di un lotto che un tempo era tenuto ad orto. Poi sono arrivati i grandi quartieri operai come quello delle Case Rosse, il grande Piano per Insediamenti Produttivi (PIP) e poi il centro commerciale, l’arrivo dell’autostrada e ora la nuova bretella. Eppure in questa zona sono nate alcune delle cose più interessanti che riguardano l’agricoltura periurbana. L’escursione si muoverà in un ambiente di periferia fino a sfiorare le campagne che ancora oggi raggiungono la confluenza tra il Noncello e il Meduna.

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L’immagine sopra mostra in rosso gli orti sociali e collettivi , in verde quelli di produzione e in giallo quelli di autoproduzione e questo mostra in modo evidente la pervasiva presenza di agricoltura all’interno della città diffusa

I giardini, gli orti e le aziende che visiteremo

Oltre il giardino

Nel 2014 alcuni cittadini che avevano dato vita a un tentativo di impedire la chiusura degli spazi espositivi di Parco2 tentarono di proporre all’amministrazione comunale “la realizzazione di un orto condiviso nell’area verde di proprietà pubblica denominata “Le Tombe”, situata in via Brusafiera, secondo le tecniche, le etiche e i principi della Permacultura. Il Laboratorio avrà lo scopo di stimolare, attraverso la sperimentazione di nuovi modelli della sussidiarietà, la socializzazione e il coinvolgimento dei cittadini nell’occuparsi insieme della cura dei beni pubblici, e allo stesso tempo si propone di incoraggiare l’avvio di un volano di riqualificazione urbana e sociale dell’area specifica e del suo intorno”.
Oltre il giardino non voleva essere un semplice community garden ma anche un’occasione per ripensare a una radicale riforma del senso dello spazio urbano. Invece l’esperienza è vissuta con continui conflitti con l’amministrazione Pedrotti. La successiva giunta Ciriani ha dimostrato di non sopportare queste metodologie di progettazione informale e ha preferito negare gli spazi di Oltre il giardino per cui visiteremo uno spazio che dopo due anni di cura da parte dei cittadini è tornato ad essere un ambiente abbandonato alle pratiche ordinarie di falciatura e manutenzione pubblica.

Il MIRA e la Compagnia delle Rose

La finalità principale de ‘La Compagnia delle Rose’ è di avvicinare al tema delle rose storiche un vasto pubblico incoraggiando i cittadini alla loro coltivazione, oltre che promuovere una gestione collettiva di un bene pubblico, il MIRA -Museo Itinerario della Rosa Antica. L’associazione è nata nel 2011 e da allora ha allestito e gestito con i volontari il grande roseto progettato e realizzato a fianco della Galleria di arte moderna a Parco Galvani. La nostra visita ci permetterà di cogliere l’ambiente del giardino in una delle sue fasi iniziali di fioritura.

Il Giardino delle sorprese a Villa Carinzia

Si tratta del più vecchio orto sociale di Pordenone nato nel 1996 dall’iniziativa della Provincia di Pordenone che all’interno di un progetto teso a mitigare il disagio sociale ha deciso di riconvertire alcuni spazi verdi del grande complesso che un tempo fu degli Amman, coinvolgendo anche la scuola elementare di Borgomeduna.
Successivamente il progetto ha dato spazio anche alla disponibilità di qualche orto urbano per le famiglie con disabili di Borgomeduna (2000) che è stato il primo esempio di questo genere in città. Il progetto è stato seguito dall’Azienda Sanitaria di Pordenone.
Fino alla chiusura della Provincia di Pordenone quest’orto non solo permetteva l’attività degli assistiti, ma contribuiva alla distribuzione di cibo in città alle famiglie meno abbienti. Ora il progetto è fermo in attesa di capire quale altro ente pubblico riceverà gli spazi di Villa Carinzia dopo la chiusura della Provincia di Pordenone.
Ovviamente la nostra speranza è che l’esperienza continui.

Gli orti urbani di Villanova
Soprattutto il quartiere delle “Case Rosse” di Villanova è stata una esperienza innovativa nel rapporto tra l’abitare comunitario e l’uso delle attrezzature e dello spazio pubblico. Nel 2010 anche in queste borgate il comune ha messo a disposizione dei cittadini che ne avrebbero fatto richiesta alcuni piccoli orti urbani destinati a una agricoltura di prossimità per quelle famiglie che vivono in residenze plurifamiliari. Questo non a caso è uno degli orti più grandi della città e conta una cinquantina di cittadini impegnati a prendersi cura di questa esperienza.

Gli orti urbani a Villanova vecchia
Anche nei pressi della vecchia borgata di Odorico da Pordenone il comune ha attrezzato un insieme di orti urbani che accolgono persone che provengono per lo più dai settori urbani della città. Visiteremo anche gli esiti di questa esperienza di agricoltura.

Le cuiere di San Giuseppe

Presso la Casa del lavoratore San Giuseppe, di proprietà della Caritas e gestita dalla Cooperativa Abitamondo, c’è una comunità dedicata all’accoglienza impegnata con le persone richiedenti asilo.
In questa struttura sociale a partire dal 2010 si è sviluppata l’idea di aprirsi alle attività dell’orto che integrasse la capacità di fornire verdura per le borse spesa della Caritas. Presso l’orto si sono organizzati corsi di formazione sull’agricoltura per gruppi di richiedenti asilo e rifugiati e la struttura è entrata anche nel Forum delle Fattorie Sociali della provincia di Pordenone proponendo anche inserimenti lavorativi con persone con disabilità o qualche forma di disagio. “Non ci interessa vendere i prodotti, ma tutto il resto che l’orto si porta dietro ovvero la possibilità di essere un luogo di inclusione sociale, un luogo di relazione con la comunità”.

Orto biologico e sociale “Le Coccinelle”
Questo è uno degli orti più recenti a Pordenone prodotto dall’attività dell’Associazione Micromondo di famiglie : un gruppo di persone che seguendo il filone dell’ autoproduzione crea progetti di agricoltura collettiva. Nel 2012 in occasione dell’ “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni “ è partito il progetto indirizzato verso l’ attivazione di percorsi di coltivazione comune coinvolgendo un gruppo di anziani e giovani di Pordenone e dintorni.  L’orto è inserito anche in una filiera di borse alimentari e ogni anno dona circa 1,5 tonnellata\anno di ortaggi alle associazioni che riforniscono le famiglie in difficoltà. Nel 2014, l’ Anno internazionale dell’ agricoltura familiare (ONU) , è nato ufficialmente l’ orto sociale le Coccinelle: “Creiamo progetti di agricoltura sociale e percorsi con le scuole e con altre associazioni . In questi anni abbiamo avuto più di una ventina tra partnership e collaborazioni con enti, associazioni, scuole. Per quest’ultime,in itinere sono stati messi a disposizione alcuni piccoli orti per la scuola elementare S.Leonardo di Vallenoncello che dista 500 metri circa ed insieme all’ associazione Biodiversamente abbiamo vinto il primo premio al concorso internazionale Siit (conoscenza della biodiversità in un’area che si estende dalle coste dell’Adriatico orientale (Italia) alla Slovenia occidentale, con la partecipazione di 4 scuole (S.Leonardo,Vendramini,Padre Marco di Aviano e Ex terzo Drusin) coinvolgendo un totale di 283 bambini”.

La fattoria didattica La Vite e i Tralci – Az. Agricola Salvador
A Vallenoncello c’è la sola fattoria didattica della conurbazione pordenonese e anche per questo finiremo qui la nostra serie di incontri dedicati a rendere evidente il carattere di diversa socialtà espresso dal tema del prendersi cura della terra. L’esperienza dell’azienda Salvador si solge in collaborazione con gli enti assistenziali della provincia e permette di accogliere disabili o persone che hanno qualche disagio in un ambiente in cui l’agricoltura costruisce e descrive un mondo di valori.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà per lo più su stradine campestri e sterrate. E’ probabile che ci sia molto caldo quindi portatevi una adeguata scorta di acqua.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Luoghi&Territori non sono gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: trenta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com

Progetto realizzato con la collaborazione del Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia Giulia.
(progetto CSV 32/2016)

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In collaborazione con

Associazione Naturalistica Cordenonese

Orto sostenibile Il Guado

Associazione La Compagnia delle Rose

Terraè

Comitato Ruial de San Tomè