La seconda realtà incontrata durante l’escursione partecipata del 23 aprile è stata quella della sezione della Comina degli orti sociali del Comune di Pordenone. Gli orti sono attigui a quelli del Buon Samaritano e il terreno è anch’esso di proprietà della Fondazione OSF.

Intervista a Giuliano Pigat, referente.

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Ho iniziato con questo orto due anni fa, anche come referente. Il precedente si è ritirato e mi ha chiesto se volevo rivestire questo ruolo. Ma non avevo mai coltivato prima.

Mission e tipo di agricoltura
Ho iniziato perché avevo del tempo libero e soprattutto volevo provare effettivamente se riuscivo ad avere qualche prodotto coltivato da me.
Per quanto riguarda il tipo di agricoltura direi tradizionale, ma non ne so molto. Coltivarlo così in gruppo è stato veramente importante perché, non avendo nessuna conoscenza nello specifico, se non quello che bene o male ci si può inventare sul momento, mi sono state di grande aiuto le persone lì vicino. Un consiglio si scambia volentieri, e soprattutto c’è qualcuno di “quotato”, che fa corsi, etc., che però fa parte e non fa parte del gruppo; lì infatti abbiamo una zona di dimensione pari a tutto il gruppo degli orti sociali del comune dedicato però alla chiesa Battista, e gestito nello specifico da una persona sola, Armando De Colò. Lui mi è stato di grande aiuto perché sa come si fanno le cose.
Sempre nel gruppetto dei 20, c’è un orto sinergico che veniva coltivato dai ciechi, e che mi pare ora sia stato dato ad altre persone.

Rapporto con i cittadini e le altre realtà del territorio
Personalmente collaboro molto con il Buon Samaritano, e poi anche con altre persone. Forse ci sono più problemi con le persone che diciamo coltivano da tanto tempo, sono più indipendenti e a volte pensano di poter fare qualsiasi cosa, magari non sempre secondo i “dettami” che vengono dati da questa gestione degli orti sociali, che per quel che mi riguarda dovrebbe essere un po’ più controllata.
Il Comune specifica che certe cose non vanno fatte, no strutture fisse ma solo mobili, ma c’è qualcuno che pianti dei paletti e tira su cattedrali. Non bisognerebbe utilizzare prodotti tipo plastica, e cose simili, un orto quindi non biologico ma sul naturale diciamo. Non si può fare uso massivo di certi prodotti, e ognuno di noi poi cerca di fare il meglio per produrre in maniera più naturale possibile. Però accanto abbiamo un campo coltivato a soia, dove fanno quello che vogliono ovviamente. E quindi c’è poco da dire, se buttano diserbanti vengono anche da noi.
I funzionari si fanno vedere relativamente poco in realtà. Ogni qualvolta abbiamo chiesto qualcosa, anche se gli assegnatari degli orti si lamentano, le giustificazioni sono abbastanza reali. In fin dei conti noi siamo in una zona privata, c’è una strada privata che ci porta lì, e quindi non è che la Gea può permettersi di passare, mettere dei contenitori per il verde, dei contenitori per la plastica, e dopo venirli a prendere proprio perché siamo nel privato. Gli incaricati degli orti sociali comunque sono appena cambiati, e abbiamo fatto due riunioni. Ci hanno detto “datevi una mano tra di voi, aiutiamoci tutti”. Io son convinto che il buon senso sia la cosa fondamentale. Facendo le cose con buon senso, si possono risolvere un milione di cose. Gli altri gruppi e rispettivi referenti invece li ho visti solo nelle riunioni, e quando effettivamente il Comune decide di organizzare qualcosa lo si fa assieme.

Vision rispetto al futuro e alla città
Sono molto realista, e dico accontentiamoci di quello che abbiamo e cerchiamo di gestirlo al meglio. Lì sono state chieste molte cose, come il raddoppio della casetta degli attrezzi perché siamo in tanti, però qualche altro gruppo è un po’ peggio di noi. Come sempre chi prima arriva meglio alloggia, quindi c’è chi si è allocato una superficie esagerata, tipo un’intera parete invece dei suoi 80/90 cm a testa, per mettere scaffalature o altro. O si litiga con la persona che l’ha fatto, oppure si cerca di vivere così, in maniera tranquilla. Il problema di base qual è, che effettivamente non avendo noi un orto chiuso ma libero, siamo molto soggetti a veder sparire le verdure, c’è qualcuno che viene lì e fa la spesa, però finché si tratta di così poco non definirei rubare. Posso garantire, io che sono lì da tre anni e ho comprato tre attrezzi: la forca due volte, perché la prima non si so dove sia andata a finire. Il rastrello due volte, perché uno non so dove sia andato a finire. La pala è l’unica cosa che è rimasta. Però sono sincero, sono cose chiuse nella casetta, quindi chi può essere, uno che passa o uno del gruppo? Però va beh, è normale che ci siano anche queste cose qui. È una cosa brutta sì, però fa parte del gioco.
Poi abbiamo problemi anche con gli animali: ci sono leprotti che girano, che adorano ad esempio le verze. Ci sono poi un tacchino e un pavone che ogni tanto vengono a fare gli spuntini la mattina presto, con la scusa che noi non siamo recintati in alcuna maniera. Quindi il desiderio potrebbe essere un piccolo investimento del Comune per un recinto circa di 60 cm, per contenere queste “visite”.