Domenica 23 aprile si è tenuta la seconda esplorazione partecipata nell’ambito di “Orti in Città”: da Pordenone a Cordenons.

Quella che segue è la scheda che è stata realizzata per la prima realtà che il gruppo ha incontrato quel giorno, gli Orti del “Buon Samaritano” gestiti della Chiesa Evangelica Battista di Pordenone e siti in Comina. Il terreno è di proprietà della Fondazione Opera Sacra Famiglia.

Intervista ad Armando De Colò, coordinatore.

foto_walter_tagliata

Questa esperienza fa parte dell’attività sociale promossa dalla Chiesa Evangelica Battista di Pordenone, di cui è Paola Perisinotti è la referente. Abbiamo iniziato nel 2010, con un piccolo pezzettino di 200mq, mentre oggi come estensione siamo arrivati ai 1200mq.
In Comina ci sono gli orti del comune, proprio lì adiacenti. L’intero terreno dove si trovano gli orti nostri e del comune è di proprietà dell’Opera Sacra Famiglia.

Mission
Essendo una chiesa, la nostra mission è quella di aiutare i poveri. Il discorso ovviamente è più articolato, perché come dicevamo l’orto è solo una parte dell’attività sociale promossa dalla nostra chiesa. Il nostro aiuto si concretizza con le borse spesa e quindi i prodotti che vengono dall’orto, ma anche con le donazioni che ci danno i cittadini, ad esempio vestiario, scarpe e quant’altro.
Nello specifico le borse spesa vengono distribuite a 300/400 famiglie ogni settimana, il martedì, mercoledì e venerdì. Tutto quello che produciamo finisce lì: pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, peperoni, fagioli, radicchio, tutto ciò che è possibile. Aiutando anche delle famiglie che provengono dall’Africa, mettiamo anche alcune piante per loro, che fanno parte della loro cultura.
Il nostro compito è quello di produrre il più possibile, ma sempre nel rispetto, infatti per il tipo di agricoltura che cerchiamo di perseguire, i nostri prodotti possono essere considerati biologici. Proprio per questo non sono come quelli delle serre, che si trovano poi al supermercato, tutti belli, tutti uguali, ma come quelli dell’orto di casa; prendiamo quello che c’è e non scartiamo o buttiamo nulla, anche perché già a causa di vari fattori legati alle condizioni climatiche o altro, rischiamo di perdere ingenti quantità di prodotti (due anni fa, a causa di una malattia, abbiamo dovuto buttare dai 5 ai 10 quintali di meloni). In questo modo possiamo contribuire aiutando le famiglie a risparmiare e cercando di promuovere un’alimentazione sana, far comprendere come mangiare, come cucinare, aspetto importante visto che seguiamo anche molti bambini. Inoltre, come ogni anno, farò dei corsi per chi ha intenzione di intraprendere questo tipo di attività e quindi proprio per insegnare come “fare l’orto”.
Un altro aspetto del nostro orto è quello sociale, dell’inclusione. Tra le persone che lavorano l’orto ci sono infatti persone diversamente abili oppure tramite il Comune abbiamo anche delle borse lavoro.

Rapporto con i cittadini e le altre realtà sul territorio
Oltre agli inserimenti di cui abbiamo già parlato, abbiamo dei fratelli di chiesa e dei volontari che ci danno una mano, perché logicamente non è che puoi coprire tutto. Per quanto riguarda il territorio invece cerchiamo il più possibile di fare rete con le associazioni, con gli enti, insomma con tutte quelle realtà che condividono la nostra mission, come ad esempio la Caritas.

Vision rispetto al futuro e alla città
Considerando la tipologia dei nostri interventi, e i dati ISTAT sui livelli di povertà, sarei contento se nel futuro il numero delle famiglie che hanno bisogno del nostro aiuto, in questi termini, diminuisse.