Il progetto “Orti in città” ha l’obiettivo di censire e far conoscere le esperienze di orti sociali (comprese quelle con finalità di vendita a km 0), di cura e gestione attiva dello spazio pubblico (ad. esempio community garden) nel Pordenonese, evidenziandone il valore sociale e solidaristico, al fine di promuovere una cultura del dono, del volontariato e della condivisione. Stiamo portando avanti, insieme ai nostri partner, una serie di attività tra le quali ci sono anche tre esplorazioni partecipate sul territorio.
La prima si è svolta domenica 9 aprile sul territorio di Porcia e dintorni. Il gruppo è partito da Villa Correr e lungo il percorso ha avuto modo di visitare anche gli orti sociali di Rorai Grande e l’interessante realtà di Largo Cervignano, di cui proponiamo le interviste fatte ad alcuni assegnatari.

Intervista ad Alberto Falce

referente degli orti sociali di Pordenone, sezione Rorai

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Vengo da una famiglia di contadini e mi è sempre piaciuto coltivare e fare l’orto. Per un periodo ho avuto un piccolo appezzamento in via della Comina-via Rotto, dove un contadino mi aveva appunto concesso un pezzo di terreno. Poi invece quando hanno assegnato gli orti sociali del Comune mi sono candidato, e così è iniziato tutto.
Come referente nelle specifico, dato che ero un po’ in politica e nel consiglio di quartiere, e visto che comunque già conoscevo parecchia gente, mi hanno chiesto loro di fare da referente. In pratica ogni orto si è scelto il proprio referente.
Mission e tipo di agricoltura
Le motivazioni fanno riferimento più che altro alle soddisfazioni che si possono ottenere, e al piacere di avere qualcosa di proprio. Sembra che quello che coltivi tu abbia tutto un altro sapore, e poi si sa quello che mangi, perché io in particolare non metto pesticidi, nulla. Poi durante il periodo dell’autunno e dell’inverno, quello del compost lo porto nell’orto, e così via; cerco di usare concimi naturali e non quelli chimici. I prodotti coltivati comunque sono ortaggi in genere.
Rapporto con i cittadini e le altre realtà del territorio
Per quanto riguarda gli orti di Rorai, ottimi rapporti con tutti, ogni tanto qualche discussione come è normale che sia ma si cerca di mettere pace, e di fare il più possibile. Ho qualche rapporto anche con qualcuno degli altri orti sociali, ma non li conosco tutti.
L’obiettivo in generale è quello di cercare di mantenere buoni rapporti con tutti, perché sono dell’idea che le critiche quando si fanno devono essere costruttive oppure è meglio non farle proprio, perché poi si ottengono effetti contrari. Anche per quanto riguarda il Comune, posso dire che tutto sommato i rapporti sono buoni, ho chiesto qualcosa, anche l’ultima volta che li ho chiamati per fare un po’ di pulizie poi sono andati. Fino ad ora comunque non c’è nessun rapporto critico. Ora poi c’è stato un cambiamento di gestione, la nuova referente la conosco da una vita quindi ci sono ottimi rapporti. Vediamo in futuro come va e se si può ottenere il meglio possibile per gli orti.
Vision rispetto al futuro e alla città
Desideri per il futuro: più che altro cose molto pratiche per risolvere alcune piccole criticità. Là dove siamo a volte si deposita acqua, quindi ci sono molte zanzare. Se si potesse fare qualcosa, anche mettere delle casette per i pipistrelli ad esempio. E poi lì lungo la roggia ci sono le nutrie, che qualche volta vengono dentro.

Intervista a Severino Marson e Fernando Melchionno

primi assegnatari degli orti di Largo Cervignano

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Abbiamo iniziato 15 anni fa, grazie all’assessore Carniello che ha avuto l’idea di fare degli orti qui, a Largo Cervignano, dove c’era questo pezzo di terra. Qui prima c’era un depuratore. C’è anche un parco, quella volta era abbandonato e paludoso. Dunque è stato sistemato questo parco ed è stata fatta una riunione aperta ai residenti del quartiere. La proposta è stata la seguente: “Vi diamo questo pezzo di terra, ma in cambio ci tenete in ordine il parco”. Noi abbiamo accettato. Erano stati piantati da poco alberi piccoli e nessuno voleva l’orto perché c’era da lavorare tanto. Quando poi abbiamo sistemato il parco e l’orto, tutti ne volevano un pezzettino! Dovevamo tenere il parco in ordine, bagnare gli alberi, tenerlo pulito. Quella volta si parlò anche di fare una piccola società, una cooperativa, in modo da avere anche un’assicurazione. I primi due anni il Comune ci ha addirittura dato un piccolo trattorino per tagliare l’erba. Il parco non è stato mai così pulito come in quegli anni: tutte le settimane tagliavamo l’erba. Poi hanno detto che si sarebbero arrangiati loro per l’erba e ci hanno tolto il trattorino. Questa società non si è mai fatta perché poi le carte sono andate nel dimenticatoio. Comunque siamo rimasti in contatto con il Comune. Il parco è sempre pulito, svuotiamo i bidoni, quando ci sono trombe d’aria lo puliamo dalle ramaglie, poi viene la Gea con il camion e le porta via. Abbiamo insistito perchè mettessero tavoli da picnic nel parco, la gente fa la passeggiata e si siede, fanno dei compleanni di bambini. Abbiamo fatto nascere questo orto, abbiamo fatto portare 4/5 camion di terra a spese nostre. Piano piano, abbiamo portato dentro altra gente del quartiere, non tutti delle case popolari. L’impegno di tenere pulito il parco lo abbiamo sempre io e lui perché gli altri hanno altro da fare.
Mission e tipo di agricoltura
Qui ognuno ha il suo orto e si porta a casa i suoi prodotti. Nel coltivare non si usa niente a parte letame e solfato. L’anno scorso ho dovuto buttare 150 piantine di aglio pur di non usare l’insetticida. C’è stata anche quella muffa che ha preso basilico e pomodori e che non si è riuscita a combattere con il solfato. Non uso niente di artificiale, se la roba viene bene, se non viene la butto. Altrimenti andrei a comprare al supermercato, invece di fare l’orto. L’aria è inquinata, il terreno è inquinato, se dovessi mettere anche l’insetticida… No, io non mangio l’insalata del supermercato, mangio solo le verdure del mio orto. Infatti per sei mesi l’anno non mangio verdura. Qua per mangiare un ciuffo di insalata dobbiamo aspettare 40-50 giorni, quella delle coltivazioni industriali ci mette due settimane a venire di un chilo, non è normale. L’inverno mangio ceci, fagioli, lenticchie, carne quasi zero. D’estate mangio tante verdure: pomodoro, insalata, fagiolini, cetrioli, cipolla fresca, peperoni. Io poi ad esempio seguo il calendario, seguo la luna per la semina e per il trapianto, come facevano i miei vecchi. I bisnonni e trisnonni dicevano di piantare la roba i primi giovedì di maggio e io, seguendo la luna, noto che il primo giovedì di maggio cade sempre con la luna giusta.
Ho saputo che nelle città anche grandi come Milano stanno dando molti orti alla gente, con il divieto però di mettere veleni e insetticida. Si vuole la garanzia che si usino soltanto prodotti naturali perché oltre a danneggiare se stessi si danneggia anche il suolo. Ci sono alternative per evitare, ad esempio, le lumache, come la birra, o mettere magari l’insetticida in pochi posti e non spargerlo in giro. Quando metti il letame o il solfato nei pomodori è sufficiente. Se abbandoni l’orto cresce l’erbaccia e la pianta inizia a soffrire, si ammala. È sufficiente dunque tenere il terreno pulito. Un nostro amico ha cominciato con l’idea delle vecchie tapparelle per delimitare le “cuiere”. L’anno dopo ho cominciato anche io e dopo un po’ tutti. Abbiamo anche passato la terra con una rete e adesso non si trova un sasso dentro. Abbiamo messo il telo sui camminamenti e adesso è tutto più facile e pulito. Abbiamo messo il telo antigrandine.
Qui inoltre è pieno di animali, uccellini, scoiattoli, ricci. Lasciamo loro l’acqua per bere, un po’ di cibo. Sto imparando i fischi degli uccelli, della ghiandaia, del merlo: ogni tanto li chiamo e loro rispondono! Abbiamo persino gli orbettini e una volta ho trovato un serpente nella mia serra. Di lucertole ce n’è un’infinità, vengono a mangiarsi l’uva. La natura bisogna osservarla. Quando stai qui seduto da solo, coi tuoi pensieri, certe mattine senti un concerto che è una meraviglia.
Rapporto con i cittadini e le altre realtà del territorio
Siamo in 10, io e lui che siamo in pensione siamo sempre qua, un paio degli altri lavorano, qualcuno è impegnato coi nipotini. Tra noi ci si dà una mano, ci consigliamo. Tante persone passeggiano, si fermano e chiedono di vedere l’orto, scambiano due parole, vedono la roba e chiedono come facciamo a farla venire così.
Ogni tanto chiamiamo il Comune e vengono a mettere a posto se c’è qualcosa. Prima c’era la Gianessi a seguire la cosa, adesso è passato tutto alla Gea. In cambio dei piccoli lavori di manutenzione del parco continuano a darci anche l’acqua per bagnare.
Vision rispetto al futuro e alla città
Tutti dovrebbero avere un pezzetto di orto. Sono cose però che uno deve fare se ha una passione, un amore, altrimenti l’orto non lo fai. Io ho i miei problemi con la schiena eppure sto qui. Anzi, è un aiuto per chi ha problemi, darsi da fare è tutta salute.
A noi piacerebbe che rimanga com’è. Certo, se ci fosse possibilità di espandere sarebbe bellissimo, però qui non c’è possibilità. Il parco è enorme però è area verde e quindi nessuno lo può toccare. Ci auguriamo che ci siano degli altri orti così a Pordenone e che ci sia più verde in città. I Comuni devono fare gli orti perché fanno bene a tutti: agli anziani, a chi sta male o anche ai giovani, perchè no. Va bene anche per fare apprezzare la natura, perché è bello dopo che semini vedere uscire fuori le piante. Impari anche rispettare la natura. Il comune però dovrebbe sempre raccomandare di non usare prodotti che possano danneggiare l’ambiente, animali e piante, e magari dovrebbe anche fare una capatina una volta all’anno o due a controllare.