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Luoghi&Territori 2016

Esplorazioni partecipate nei paesaggi in trasformazione

 

Domenica 3 aprile 2016

I nuovi paesaggi dell’agricoltura industrializzata dell’alta pianura

Ritrovo ore 9,00 in piazza a Domanins

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I paesaggi dell’alta pianura pordenonese vanno considerati tra i più modernizzati dell’intera regione. L’arrivo dell’acqua dopo gli anni ’30, ma soprattutto i nuovi sistemi di irrigazione, ha permesso di costruire un ambiente ricco di nuovi disegni di modernità e di imprenditorialità. Le antiche praterie hanno lasciato il posto a vigne e coltivazioni di pregio. Attività impensabili solo mezzo secolo fa. Con questa escursione visiteremo i territori influenzati dalla continua crescita dei vivai di Rauscedo e le campagne della Richinvelda ormai colonizzate da vitigni forestieri, come il prosecco.

Percorso

Come arrivare: Per chi arriva dall’autostrada consigliamo di prendere la Cimpello-Sequals e uscire all’uscita di Zoppola-Arzene. Da qui lungo la provinciale verso monte dopo pochi chilometri si raggiunge Domanins. Per chi arriva da Nord consigliamo di passare il Tagliamento sul ponte di Dignano e scendere verso Provesano, San Giorgio e Domanins.

Tempo di percorrenza: 8 ore lunghezza 14 chilometri

Grado di difficoltà: nessuno, perché gran parte del percorso è su strade campestri poco trafficate,.

Motivazioni per la scelta dell’itinerario

La prima escursione del 2016 si svolge tutta all’interno del comune di San Giorgio della Richinvelda, un territorio oggi conosciuto nel mondo per la nuova tradizione della vivaistica viticola, ma che anche in passato fu un centro di importante sperimentazione agricola e sociale.

Soprattutto a partire dalla seconda metà dell’800 l’arrivo in paese della famiglia Pecile pose il paese all’attenzione regionale per alcuni esperimenti di innovazione colturale che in un paese così arido e legato alle tradizioni dell’agricoltura antica non era in grado di produrre da solo. Qui ci muoveremo comprendendo quali erano le forme del paesaggio di antico regime. Un paesaggio che era talmente arido che la maggior parte del territorio era conservata ad uso di pascolo pubblico. La carenza di acqua da sempre metteva in crisi la capacità dei contadini. Le frange tra le vecchie terre coltivate e i pascoli pubblici sono ancora visibili nonostante il paesaggio sia stato normalizzato.

Negli ultimi quindici anni la zona di San Giorgio si è molto trasformata con la copertura a vigna, progressiva e apparentemente inarrestabile, delle superfici che alcune decine di anni fa erano state attrezzate per produrre mais. Il passaggio da una produzione di mais e soia dedicata all’allevamento si sta trasformando in una enorme vigna industriale costruendo nuovi paesaggi in un ambito molto particolare. Un brano di territorio poroso.

Un po’ di Storia del paesaggio agrario

Le terre aride e prative furono una importante fonte di reddito per le famiglie dell’alta pianura fino a che le forme di gestione comunitaria della terra non furono messe in discussione a partire dalla seconda metà del ‘700. Poco alla volta le grandi praterie magredili assunsero un valore negativo nella retorica della stampa dell’epoca. Contrariamente al periodo medievale il magredo divenne un simbolo di inefficienza e di disagio economico: “Dalla Richinvelda fino ai piedi dei colli di Sequals si estendono, per centinaia di chilometri quadrati, vaste praterie di natura magrissima, le quali danno di regola un miserabile prodotto in fieno. Qui le campagne, anche relativamente fertili, per la gran parte non producono medica, e danno poco prodotto di trifoglio; la scarsezza quindi e la poco buona qualità dei foraggi si oppongono direttamente ad un rapido miglioramento agricolo in questa regione.”1

Le parole di Domenico Pecile aprivano le porte alla grande trasformazione paesaggistica e territoriale che con l’irrigazione artificiale avrebbe trasformato l’alta pianura pordenonese trasfigurando i vecchi pascoli in aziende agricole moderne.

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In verde si vedono e praterie magredili e in ocra te terre coltivate

L’intenzione allora era quella di trasformare le aziende agricole verso una maggiore efficienza nella produzione della carne e per fare questo bisognava promuovere un uso diverso del territorio. Gli animali dovevano rimanere in stalla mentre le grandi campagne sarebbero state privatizzate e coltivate per produrre più foraggio. Ricordava Domenico che “dal momento che io mi trovai nella necessità di occuparmi di agricoltura in questi siti, portai tutta la mia attenzione nel cercare nuove piante da foraggio di cui la coltura fosse rimuneratrice.

Numerose furono le esperienze fatte in quest’azienda e numerosi pure gli insuccessi.

Alcune però delle prove fatte riescirono bene, ed anzi mi lusingo di esser giunto a trovare alcune piante, la cui coltura potrà recare reali vantaggi a questi siti (…)

Mi permetterò soltanto di chiudere questa lunga e noiosa enumerazione, raccomandando caldamente ai contadini di questa regione di seminare nei loro campi in secondo raccolto dietro frumento dei foraggi, sieno essi Moha, Saraceni o Maiz, i quali sono, a conti fatti, immensamente più rimuneratori dei cinquantini, che formano un raccolto costoso ed incerto.2. Questa trasformazione colturale dal prato stabile a quello artificiale seminato ad erbe produsse una enorme trasformazione sociale e produttiva. Territori dotati di poco suolo potevano cominciare a produrre grandi quantità di cibo per i bovini grazie all’utilizzo di concimi non naturali: “Abbiamo anche sentito come dopo alcuni anni che il prof. Pecile usa i concimi chimici, il consumo di tali materie andò così aumentando, da consigliare la ditta co. L. Manin a stabilire uno speciale rappresentante a San Giorgio della Richinvelda. Colà, ci si raccontava, la formola di concime adottata dal professor Pecile, ha acquistato tal credito che non di rado numerosi carri dei contadini seguono quelli del proprietario quando va a fare le sue provviste di concime: questo perché quei buoni villici vogliono assicurarsi che sì dia a loro la stessa materia concimante che viene venduta al proprietario”3.

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Villa Pecile a San Giorgio

Parallelamente una attenta selezione dei bovini poteva portare dei benefici alle aziende e alle comunità. La propaganda legata all’allevamento degli animali diede profondi frutti se si considera che nel 1908 a San Giorgio della Richinvelda venivano censiti 303 manzi un toro, 924 vacche e ben 245 buoi. Le monte coordinate in modo cooperativo avevano privilegiato gli incroci con la razza Simmental importata direttamente dalla svizzera4.

L’istituzione di un servizio cooperativo per la fecondazione delle armente e il miglioramento della razza andavano attribuiti all’arrivo dei Pecile che a San Giorgio fondarono una delle aziende agricole più moderne del Friuli. Nel necrologio del capostipite si ricordava come “Nel giorno che il senatore G. L. Pecile ne divenne uno dei più forti proprietari, si decisero le sorti di questa Comune. Egli vi portò i primi aratri perfezionati, le prime piante, le prime sementi selezionate; fu egli che iniziò il miglioramento del bestiame, che fece le prime esperienze colturali.

Prese parte all’amministrazione comunale portandovi quello spirito di pratica modernità che informava le opere Sue, e rimase a quel posto fino a che non venne sostituito dal figlio prof. Domenico, il quale, non dissimile dal padre, lavorò e lavora indefessamente per il miglioramento di quel territorio,

Oggi S. Giorgio si è trasformata: prosperano la vite ed il gelso, i prati stabili diminuiscono per dar luogo alla coltura intensiva dei cereali dei foraggi; il bestiame bovino migliora, sono sorte e sorgono le Cooperative. Egli iniziò tutto questo: oggi raccolgono i frutti di quanta Egli ha seminato!5 “.

San Giorgio nel 1805

I Pecile furono il motore trainante di tutte le attività cooperativistiche dei villaggi contermini e questa “nuova tradizione” non si è ancora spenta e si alimenta nelle cooperative vivaistiche e vinicole locali. Certo rispetto alla fine dell’800 il paese è forse più conosciuto sul fronte del vino nonostante i vini di San Giorgio non mancassero di vincere alcuni dei primi concorsi in provincia, come nel 1896 con il Cordenossa-refosco di Rauscedo prodotto dall’azienda Bisutti.

San Giorgio fu anche uno dei luoghi dove si rispose alle malattie delle uve introducendo il “vino rosso Bordeaux Carpenet” premiato nel 1883 insieme ai tradizionali “vino Aurava bianco” e “vino Aurava nero” che erano fatti con uvaggi di viti autoctone.

I Pecile nella loro azienda agricola sperimentavano tecniche di coltivazione che venivano poi pubblicizzate nelle riviste specialistiche e copiate dai contadini locali: “Da qualche anno ho introdotto nell’Azienda di San Giorgio un nuovo modello di falci da mietere, che, a mio avviso, potranno, più facilmente della falce Americana, diventare di uso comune anche fra i contadini, e ciò sia per il lievissimo loro costo, che per la facilità e comodità con cui possono essere adoperate. Esse destano già l’ammirazione di questi paesani i quali dal nuovo strumento si vedono intieramente risparmiata la faticosissima operazione della mietitura colla falciuola (sèsule)”6 .

Il paesaggio di allora stava lentamente cambiando cancellando le praterie e rendendo più complesso il disegno dei campi attraverso un disegno policolturale era segnato anche dalla rotazione agraria che oggi non possiamo più vedere: “Rotazione agraria praticata nelle diverse qualità di terreni. Granoturco, frumento, medicai e trifoglini: 40 00 prato artificiale – 30 00 granoturco -20 00 frumento – 2 00 avena – 3 00 segale -5 00 colture varie (fagiuoli, sorgorosso, patate, barbabietole da zucchero e da foraggio, verze, rape, lino.

NB. Ora gli aratori sono divisi in due qualità: in aratori con gelsi e aratori arborati-vitati. Nella colonna 3.a vennero aggiunti Ea 67 e tolti nel mod. B nei pascoli, zerbi e ghiaia cespugliata e ripartili tra le due qualità ora esistenti”7.

I territori al pascolo erano sostanzialmente banditi e il ricordo delle pratiche di allevamento di tradizione medievale erano abbandonate. Per contro venivano attivate forme di assistenza di tradizione liberale come locanda sanitaria che era una cucina per i meno abbienti8.

Descrizione dell’itinerario

Partiremo dalla frazione di Domanins visitando una delle aziende più interessanti della zona, quella dei Tondat che da alcuni anni hanno ripreso a produrre un uvaggio che si fa forza su due storici vitigni della zona, il Cordenossa e la Palomba. Da qui percorreremo una stradina campestre che sfiora il giardino della villa Spiimbergo-Spanio e che un tempo faceva da confine tra i terreni coltivati e la prateria. Oggi a strada innerva un paesaggio di campi coltivati e attrezzati con opere di irrigazione moderne. Da qui raggiungeremo Rauscedo in vista dei due importanti stabilimenti dei vivai e della cantina vinicola. Qui raggiungeremo un luogo importantissimo da un punto di vista storico e da quello culturale.

Nei pressi della chiesetta campestre di San Nicolò che un tempo segnava il confine meridionale di quella grande prateria che saliva fin quasi a Sequals, alcuni signori friulani legati al partito tedesco attraccarono la carovana che accompagnava i signore del Friuli, il francese Bertrando di St. Geniès nel 1350. Ferito a morte i Patriarca di Aquileia morì qui e questo prato divenne un luogo della memoria popolare. Per questo motivo una sorta di tabù di matrice storica fece si che il prato limitrofo alla chiesa non fosse mai stato coltivato. Oggi questo è uno dei pochi brandelli dell’originario e medievale mantello prativo che copriva gran parte dell’alta pianura. E’ in pratica un testimone di un paesaggio ormai scomparso e conserva un valore ambientale e paesaggistico straordinari.

Leggendo uno storico numero di Pagine Friulane ho rintracciato questa interessante nota che ricorda l’erezione del monumento dedicato a Bertrando nel 1895 e che merita trascrivere perché è un interessante esempio di viaggio in patria: “Desideroso di visitare il sito ove avvenne la tragica fine del patriarca Bertrando, per leggere de visu l’iscrizione ricordante quel fatto, oggi mi recai alla Richinvelda, e là trovai demolito il vecchio cippo in muratura e un operaio intento a completare un pilastro in Portland. In uno specchietto di questo osservai ricollocati i tre frammenti della, vecchia lapide (*) e, nell’opposta faccia, murata la seguente iscrizione scolpita su marmo di Carrara, il tutto eseguito – mi si disse – per cura del segretario vescovile D. Carlo Riva. È un lavoro che ricorderà più decorosamente e con esattezza cronologica ,quella pagina di storia patria9.

La chiesetta campestre divenne un luogo di pellegrinaggio e di fede e fu ampliata con un nuovo presbiterio che accoglie importanti affreschi e uno straordinario altare lapideo del Pilacorte realizzato nel 1497 in stile rinascimentale.

Da qui ci dirigeremo verso San Giorgio attraversando quel settore di prateria che nella seconda metà del’800 divenne uno degli ambienti di espansione dell’azienda agricola dei Pecile e che oggi invece assume il carattere di una coltivazione intensiva. Lungo una storica strada campestre raggiungeremo il villaggio di San Giorgio che qui sotto vediamo in una rappresentazione catastale di epoca austriaca.

Nel piccolo paesino caratterizzato da una stretta strada canale sono visibili due fatti urbani importanti. Quella che diventerà villa Pecile e la chiesa parrocchiale poi riformata da Gerolamo D’Aronco. Questi due cantieri promossi dalla famiglia borghese oggi caratterizzano il centro del villaggio esprimendo una architettura segnata dallo storicismo della fine de XIX secolo.

Ci dirigeremo poi verso Pozzo costeggiando a ferrovia novecentesca oggi abbandonata ponendoci ai bordi di un’area rivierasca del Tagliamento caratterizzata dai segni di una lottizzazione agraria medievale centrata sul castello di Cosa. La fortificazione medievale nel settecento fu adattata alle forme di palazzo e divenne un centro di produzione agricola.

A Provesano transitando per i centro, visiteremo la chiesa parrocchiale per osservare l’importante affresco che decora l’abside dipinto ne 1496 da Gianfrancesco da Tolmezzo. Nella chiesa ci sono altre opere coeve lapidee del Pilacorte, ma il nostro interesse non sarà finalizzato solo a una lettura artistica del’edificio religioso, ma ci interessa osservare sul fondale de’affresco quel paesaggio quattrocentesco che Gianfrancesco riconosceva alla pedemontana del Friuli.

Da Provesano attraverseremo la grande prateria medievale trasformata oggi in una moderna centuriazione agricola. Questo territorio è uno degli ambienti che sta subendo in questi anni le più straordinarie trasformazioni. Pensato come un ambiente per la produzione di cereali negli ultimi dieci anni sta subendo un progressivo aumento dei terreni coltivati a vigna. Si tratta però di vigne moderne, disegnate per una raccolta del’uva a mano. Vigne che con il loro disegno geometrico rendono ancora più rigida la composizione dei campi. Quello che per mezzo secolo è stato un paesaggio del mais oggi si sta lentamente strutturando per trasformarsi in quello del Prosecco visto che l’espansione di queste uve anche sulla pianura pordenonese sta promuovendo una ristrutturazione delle aziende agricole.

Attraverseremo lentamente questa pianura apparentemente omogenea per raggiungere l‘agriturismo da Tina dove ci fermeremo anche per la cena.

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Paesaggio di vitigni attrezzati per a raccolta a macchina

Le aziende che visiteremo

SOCIETA’ AGRICOLA TONDAT STEFANO Via S. Martino 10 – 33095 San Giorgio Della Richinvelda (PN) tel. 0427 – 94315 – http://www.tondat.it

Ci è sembrato importante visitare questa azienda agricola che oltre a curare la filiera del vino in proprio ha tentato negli ultimi anni di riproporre un vino tradizionale della zona di San Giorgio, il vin di Uchi che è realizzato mescolando un quarto di Palomba, un quarto di Cordenossa e due quarti di Refosco gentile.

Ci faremo raccontare le difficoltà incontrate nel riproporre un vino storico in un territorio ormai lanciato nella rincorsa del successo del prosecco.

LA GANGA, di Alfio Lovisa

Si tratta di una azienda tra le più interessanti del settore vitivinicolo perché oltre ad essere biologica ha tentato dei percorsi originali di vinificazione moderna, anche in questo caso non senza difficoltà.

AGRITURISMO DA TINA

Una azienda da venti ettari nel’alta pianura era troppo piccola per la maidicoltura quindi un decennio fa la famiglia proprietaria ha intrapreso un interessante percorso di ristrutturazione aziendale diventando una fattoria didattica e sociale e investendo sula filiera del’oca.

Qui potete vedere l’intervista fatta da Elisa Cozzarini

https://www.youtube.com/watch?v=HKhlPJHyHEM

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà per lo più su stradine campestri e sterrate quindi sono sufficienti scarpe da passeggio o da ginnastica. L’itinerario non è circolare ma lasceremo alcune auto all’agriturismo per riaccompagnare gli autisti.

L’escursione prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.

Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.

Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Luoghi&Territori non sono gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: trenta con obbligo di prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:

Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e www.luoghieterritori.wordpress.com

Ringraziamo per il prezioso aiuto la Regione Friuli Venezia Giulia

1 D. Pecile, Riassunto di alcune esperienze di colture di foraggi, Bullettino della Associazione Agraria Friulana, s.III, V.VI, n.29, 16 luglio 1883, 228,

2Domenico Pecile, Riassunto di alcune esperienze di colture di foraggi, “Bullettino della Asssociazione Agraria Friulana”, S.III, vol.VI, n.29, 16 luglio 1883, 228-230

3L’uso dei concimi chimici si diffonde anche fra i contadini, “Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana”, S.IV, V.IV, n.13, 14 giugno 1887, 214

4Come ha contribuito finora la provincia di Udine all’alimentazione carnea dell’esercito, Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana, a.64, n1-12, 31 dicembre 1916, 23-55

5Necrologio per la morte di Gabriele Luigi Pecile, “Il Friuli”, 2 dicembre 1902

6Domenico Pecile, Falci per mietere cereali, “Bullettino della Asssociazione Agraria Friulana”, S.III, vol.VI, n.29, 16 luglio 1883, 230-231

7D. Pecile, La statistica agraria in Friuli, Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana, a.52, n.6-8, 30 aprile 1907, 223-248

8 Locanda sanitaria di San Giorgio della Richinvelda e San Martino al Tagliamento, Il Friuli, 17 maggio 1897

9 L. Billiani, Nuova iscrizione alla Richinvelda, Pagine Friulane, a.VIII, n.8, 13 otobre 1895,