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Tempo fa un amico, mi disse che uno dei grandi valori paesaggistici sottovalutati che il Friuli aveva era il vuoto.
Erano gli anni in cui nel vicino Veneto imperversava la città diffusa con i distretti industriali che producevano a pieno regime ed esportavano ovunque.
L”aspetto estetico di un vuoto pieno solo di natura , al posto di case e capannoni, confesso mi aveva affascinato.
Negli anni sucessivi con innumerevoli esplorazioni, a piedi , ho percorso buona parte di quel “vuoto” ed ho scoperto che è depositario di una quantità notevole di informazioni che riguardano non solo il mondo vegetale ed animale tanto caro a faunisti e naturalisti ma conserva anche testimonianze di quell’attività umana che spesso lo ha segnato in modo indelebile.
Nel percorrere questi territori è diventato per me istintivo cercare tracce di questa colonizzazione.
Colonizzazione che risale a molto tempo addietro e molto spesso interpreta i luoghi in maniera talmente accorta da sembrare “naturale”, segno che in passato l’uomo più che addomesticare i luoghi sapeva adattarvisi con intelligenza.
Adattamento del resto assai sensato se si pensa che gli strumenti di lavoro non eccedevano la forza fisica del uomo e a volte degli animali e gli attrezzi molto spesso erano solo di legno.
I segni nei pascoli è  il risultato di una di queste esplorazioni o come le chiamano i Surrealisti deambulazioni, per i pascoli del Pian Cavallo.

Malghe del Pian Cavallo pascoli della casera Barzan

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I resti della vecchia Casera Val Fredda posta come si vede al centro del pascolo

Bosco_casera_pascoloUn primo dato che traspare è la presenza del bosco che sta riconquistando gli spazi a pascolo da cui è stato estromesso in passato, ne è testimonianza certa la posizione della casera che ora è al limite tra pascolo e bosco mentre come si vede nelle casere successive, qualche chilometro dopo,  l’immobile è si trovava al centro del pascolo.

Il fatto che la natura stia attuando il suo progetto di riconquista non è di perse un problema (almeno in questa sede), ma questo fa capire che quanto noi oggi vediamo e frutto di una colonizzazione del lavoro degli uomini, ci troviamo in buona sostanza in uno luogo antropizzato.

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Pascoli di Casera Caserata

Bosco_Affioramenti

Il bosco avanza riconquistando pascoli magri segnati da affioramenti di roccia.

 

 

 

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Malga Caseratta pascoli

masiere

Gli accumuli di sassi nel pascolo sono il segno di dissodamenti operati per rendere il pascolo più ricco e per  accumulare materiali da utilizzarsi per la costruzione di recinzioni e casere.

 

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Resti della vecchia casera Caseratta

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Pascolo Casera Caserata

Resti_Mandre

 

 

 

 

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Vista dalla Casera Caserata verso la Casera Val Fredda sono particolari i disegni sul pascolo costituiti dall’incrocio dei muretti verticali dei recinti e dalle emergenze rocciose in mezzo al pascolo. Le suddivisioni nei pascoli consentivano di spostare gli animali di parcella in parcella così da concimalo a rotazione tutto.

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Ricovero animali (mandra) con resti di edifici

iIpotesi

 

 

 

 

 

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Vista della casera Val Fredda nella sua nuova collocazione più vicina alla nuova strada forestale

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In primo piano la viabilità forestale ed in ombra la cava di prestito utilizzata molto probabilmente per la realizzazione dell’infrastruttura.

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I resti di una mandra per il ricovero degli animali, si noti la presenza all’interno del recinto di una vegetazione arbustiva più ricca dovuta probabilmente alla presenza di un terreno maggiormente concimato dalle deiezioni animali.

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Resti di un manufatto interrato che ptrebbe far pensare o ad una vasca di raccolta dell’acqua o ad una ghiacciai.