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A volte la natura ha la capacità di occulare e nascondere i segni di una lunga attività umana sul territorio. Questa immagine di Walter Coletto sul borgo di Pradis mostra un ambiente irreale per qualsiasi abitatore storico di questi luoghi. Lungo il Canal del Meduna già in epoca medievale la maggior parte dei versanti era stata disboscata e si era conservato l’uso pubblico del bosco solo nei pressi del Col della Luna. Sempre nel medioevo tardo alcune famiglie riusitono a costruire su piccole porzioni di terreno privatizzato degli stavoli in legno per la raccolta e la conservazione del fieno.

Il toponimo della borgata ripresa da Borgo Titol è appunto Pradis e solo dopo la metà del ‘600 fu possibile abitarla stabilmente. I prati più vicini alle case d’abitazione furono trasformati in orti, ma la qualità del suolo non era certo delle migliori. L’attività di queste famiglie doveva necessariamente indirizzarsi prevalemtemente verso l’allevamento mentre le risorse dei campi sarebbero arrivate dalla pianura.

Oggi i prati e gli orti sono ormai completamente sommersi dalla vegetazione spontanea. Le case di Prdis sembrano sorgere da una nuvola verde che comunque interpreta l’impronta umana dettata dagli storici usi del suolo.

Ormai l’uomo mostra di non avere progettualità su quei luoghi, mentre invece la matura mostra come in ogni caso riesce ad avere un progetto adattabile a ogni situazione.

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Pradis a Tramonti di Sopra