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Domenica 25 ottobre 2015

Una terra di acque nei colori dell’autunno

Ritrovo ore 9,00 presso il parcheggio del Parco delle fonti presso l’acquedotto “Acque del basso Livenza” a Torrate di Chions

La conservazione e la protezione di una risorsa importante come l'acqua ha prodotto un importante progetto di forestazione attorno alle prese dell'acquedotto di Torrate. In pochi anni quest'ambiente sta cambiando il suo carattere paesaggistico da aree di agricoltura intensiva a una selva planiziale tornando verso un paesaggio tradizionale. Visiteremo poi un ambiente, quello del cimitero degli ebrei, costruito alcune decine di anni fa con un intento di restauro paesaggistico degli ambienti delle olle di risorgiva. Si tratta di un community garden gestito da volontari e soggetto a un suo speciale processo evolutivo. Da qui sfioreremo la settecentesca azienda agricola di Braida Curti un tempo al centro di un sistema di prati umidi e di risaie oggi scomparse. Attraverseremo poi un tratto di campagna ancora ben conservata per raggiungere Ramuscello, patria della moderna agricoltura friulana da quando Gherardo Freschi iniziò a stampare l'Amico del Contadino nel 1842. Qui visiteremo l'esperienza del locale caseificio.

torrate

Percorso

Come arrivare: Per chi arriva dall’autostrada consigliamo di uscire a Villotta e prendere in direzione San Vito al Tagliamento. Dopo tre chilometri lungo la provinciale si vedranno a sinistra la torre piezometrica e quella medievale. Per chi arriva da Nord deve raggiungere San Vito al T. e attraversarlo seguendo le indicazioni per l’autostrada e arrivando così a Torrate.

Tempo di percorrenza: 7 ore

Grado di difficoltà: nessuno.

Motivazioni per la scelta dell’itinerario

La pianura sta subendo delle trasformazioni nel paesaggio agrario del tutto opposte a quelle che aveva subito una cinquantina di anni fa. Se allora l’espansione del paesaggio del mais e di una cultura dell’agricoltura gestita dalla filiera produttiva dei mangimifici e degli allevamenti industriali aveva comportato una avanzata dei seminativi, oggi vediamo un netto arresto di questi paesaggi. Nella zona umida di Torrate i paesaggi dei boschi e delle risorgive erano entrati in crisi a causa di progressive demolizioni e alla costruzione di un paesaggio di bonifiche. Se qualche decennio fa l’esperienza di ricostruire un brandello di quel paesaggio era sembrata una coerente risposta ai danni dello scempio oggi assistiamo a un progressivo nuovo infittirsi del paesaggio dei boschi attorno al medievale transito di Torrate. Il bosco umido che si espande a causa di nuovi impianti e di abbandoni agricoli ci sembra una importante cifra del cambiamento dei paradigmi dell’agricoltura in questa zona. Nel resto del territorio, quello meridionale, caratterizzato ancora da parcellizzazioni antiche, il paesaggio sembra conservarsi nonostante siano evidenti le espansioni dei vigneti industrializzati e qualche nuova esperienza di reinterpretazione dell’agricoltura di pianura.

Un po’ di Storia del paesaggio agrario

La mappa austriaca dell’inizio dell’800 mostra in modo chiaro quello che era il paesaggio di antico regime dell’area di Torrate. Un ambiente umido, sottolineato dagli azzurri e dai verdi intensi. Un ambiente naturale con il quale fin dall’inizio l’uomo si dovette confrontare per colonizzare le ampie superfici boscate. L’acqua poteva però anche essere una risorsa, anche in funzione del fatto che essendo di sorgiva aveva temperatura e portata costanti tutto l’anno.

Non è un caso che il processo di erosione delle terre pubbliche nella seconda metà del ‘600 provochi la costruzione di una azienda agricola centrata sull’acqua. La famiglia Curti dopo il 1664 acquisterà alcune terre comunali di Savorgnano caratterizzata da una potente presenza d’acqua per costruire una originale risaia centrata su un sistema di strade che solcavano la campagna costruendo un tridente. Al centro di questa composizione agricola sorse Braida Curti, l’azienda agricola che faceva riferimento alla pileria di Sesto al Reghena. Questa, nell’espansione del riso in pianura è senza dubbio una delle aziende poste più a monte della pianura friulana. L’azienda permetteva di caricare i recinti usando in modo sapiente le diverse quote dei canali di risorgiva e interpretando le micromorfologie.

Durante l’escursione non avremo modo di visitare questi luoghi oggi quasi abbandonati. Il sistema delle rogge è molto fitto e non sempre è possibile trovare dei varchi per superare le acque. Per un motivo decisamente diverso non potremo vedere le aree di due interessanti stagni posti poco sotto le Torrate. I Laghi Bric e Bianco sono una proprietà cinta e difficilmente visitabili. Nonostante qui si pratichino attività di tiro al piattello i valori naturalisti del luogo sono indubitabili nonostante le forme acque abbiano un impianto seccamente antropico. L’economia dell’acqua e del riso nel ‘900 fu sostituita da quella dell’erba come lascerebbero intendere le ampie stalle abbandonate a Braida Curti. Certo è che le aree lontane ai villaggi furono colonizzate dalle coltivazioni a macchina in epoca recente.

Oggi la campagna che attraverseremo presenta ancora il carattere del particellato storico anche se il paesaggio non ha più un aspetto policolturale. Dopo la stagione del seminativo industriale il territorio si sta infittendo di un disegno di vigne industriali e filari di alberi da frutta. Sempre di più il cambiamento lento e quasi impercettibile ci accompagna verso un nuovo paesaggio agrario.

Descrizione dell’itinerario

L’acquedotto “Acque del basso Livenza”

Le iniziative per sfruttare l’acqua sorgiva delle Torrate iniziarono nel 1912 ma solo nel 1955 fu costituito il Consorzio Acquedotto del Basso Livenza, con sede ad Annone Veneto e oggi questa fonte rifornisce un vasto territorio tra le province di Venezia, Pordenone e Treviso, servendo circa 140.000 abitanti. La torre piezometrica emerge nel profilo storico della vegetazione del bosco di Torrate contrapponendosi al landmark della torre medievale. L’ambito dei pozzi è all’interno di una grande proprietà del Consorzio che per difendere i 22 pozzi dalle ricadute negative che potrebbe dare la tradizionale coltivazione a seminativi.

Nel 2003 l’Acquedotto ha acquistato tutti i terreni vicini ai pozzi inibendo così i possibili inquinamenti derivati da pesticidi o concimi. Sono stati piantate diverse migliaia di alberi sugli ottanta ettari che avvolgono i pozzi di presa e ormai l’ambiente comincia a autoregolarsi da solo aumentando la crescita spontanea del bosco umido. Un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica da 20 KW integra con energia rinnovabile la richiesta di potenza elettrica richiesta dalle pompe di sollevamento delle acque.

Il bosco delle fonti oggi è in fase di progressiva evoluzione e di colonizzazione da parte della fauna e della flora locale che qui trova di nuovo rifugio.

L’insediamento medievale di Torrate

Per questo piccolo borgo transitava la vecchia strada che da Motta di Livenza conduceva a San Vito e al guado del Tagliamento. San Vito nacque come una terra patriarcale attrezzata come abitanza per il commercio e il controllo del guado. La strada però finiva in questo tratto per inoltrarsi in un territorio di boschi e paludi difficile da attraversare e lungo la sola lingua di terreno semi asciutto si consolidò il transito commerciale e quindi la necessità di controllare i luoghi anche attraverso la costruzione di un castello feudale. Il maniero appartenne sempre alla famiglia dei Signori di Sbrojavacca, vassalli del Patriarca di Aquileia e degli abati di Sesto. La dimensione della fortificazione richiama alla mente un ambiente abitato di grande dimensione costruito in età bassomedievale con mattoni, ma possiamo immaginarci attorno e dentro al recinto murato anche una grande quantità di edifici in legno adibiti agli usi più disparati. La presenza di enormi risorse boschive a un prezzo bassissimo permetteva di garantire una tradizione di edilizia in legno oggi ormai sostituita da quella più resistente ma comunque ormai in crisi, delle case agricole in muratura. La moderna costruzione di una villa di famiglia all’interno di ambiti coltivati, seguendo la moda delle ville venete, portò all’abbandono della residenzialità del castello e al lento decadimento del recinto murato che nel 1820 fu quasi completamente demolito perché usato come cava di prestito per la costruzione di edifici utili all’azienda agricola. Nonostante tutto quello di Torrate è un castello che ricostruisce una immagine dell’insediamento antico altrove perduta. I resti del recinto e del fossato, la medievale chiesa di S. Giuliano e le poche case distribuite in modo irregolare richiamano i temi della dualità tra fortezza e villaggio. Il borgo ancora oggi è proprietà della storica famiglia Sbrojavacca che da alcuni decenni sta cercando un difficile recupero del borgo e durante la nostra visita ci racconteranno quelli che sono i loro intenti.

Una riserva biogenetica: il boscat

Gli anni ’70 hanno visto in questa zona il massimo dell’espansione dell’agricoltura industriale nei confronti del paesaggio tradizionale dei boschi e delle praterie umide. Il solo residuo originale del bosco antico per molti decenni è rimasto il boscat che con la nostra camminata sfioreremo. Oggi il profilo di questa struttura boscata comincia a confondersi con quello potente e rigoglioso delle fonti, ma senza dubbio in questo settore tradizionale si conserva la tradizionale memoria biologica del paesaggio antico.

Il boscat si trova in comune di San Vito al Tagliamento a confine con quello di Chions e misura solo sette ettari. Al suo interno oltre alla quercia gentile e al carpino bianco, troviamo altri alberi e arbusti quali l’acero campestre, il frassino a foglia stretta, l’olmo campestre, il ciliegio selvatico, il biancospino, il prugnolo e il nocciolo e molti altri. A parte la copertura del bosco l’ambiente è molto importante per per la presenza di un sottobosco che conserva piante di grande valore che potranno insediarsi spontaneamente anche all’interno del parco delle fonti come il bucaneve, il giglio martagone e il giglio giallo e alcune specie di orchidee selvatiche. Il bosco è riconosciuto come un Sito di Interesse Comunitario (SIC) e le dinamiche in corso nell’area sembrano poter garantire oltre alla conservazione anche il potenziamento dei valori naturalistici in gioco.

Il cimitero degli ebrei

Visitare il cimitero degli ebrei di San Vito equivale a incontrare uno dei migliori episodi di risposta ambientale alla crisi del paesaggio agricolo degli anni ’70 del secolo scorso. Quando ormai era chiaro che il paesaggio agrario storico stava collassando e che il sistema dell’agricoltura intensiva stava semplificando l’ambiente alcuni illuminati ambientalisti coordinati da Paolo De Rocco cercarono di salvare lo storico sito del cimitero ebraico e di ricostruire, per salvaguardarlo, un brano del paesaggio delle zone umide. Una dopo l’altra le olle di risorgiva venivano riempite e spianate per arare anche lo spazio delle acque. A questa barbarie si contrappose l’intelligenza di un progetto che partiva dal recupero di uno spazio simbolico, il sedime del cimitero degli ebrei abbandonato e distrutto alla fine del ‘700, ma che era ancora riconoscibile in un prato circondato da una spessa siepe di noccioli, ciliegi e olmi con al centro un grande ciliegio. All’esterno di questo campo si trova il sistema di risorgive della roggia Vignella.

Il progetto ha portato alla costruzione di un boschetto contornante un’ampia area umida interna che negli intenti di De Rocco e di WWF e LIPU voleva essere zona di protezione anche per gli uccelli di passo. Nella visita del sito ci faremo accompagnare dagli amici dell’associazione del Cimitero degli ebrei e del Bosco della Man di Ferro, che sono nostri partner in questo progetto di ricerca.

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Il progetto del cimitero degli ebrei di Paolo De Rocco

L’azienda agricola Fabee

Anche a Sesto al Reghena abbiamo rintracciato nuove esperienze di agricoltura che promuovono filiere corte locali. L’azienda agricola Fabee alleva capre e dispone di un suo piccolo caseificio e di uno spaccio aziendale. In questo modo viene garantito un rapporto stretto con il consumatore e un prodotto alternativo a quello della produzione casearia tradizionale.

La capra ritorna in questi territori dopo che per più di un secolo si era stimolato l’allevamento delle mucche all’interno di aziende famigliari centrate su una attività policolturale. Qui invece il caprino la fa da padrone anche se la dimensione della produzione è contenuta e locale, centrata sulla vendita nello spaccio. Si tratta di una delle poche nuove esperienze di costruzione di una filiera completa all’interno dell’orizzonte della stessa azienda

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La Kiegskarte mostra come gli abitato di Bagnarola, Visignano e Ramuscello fossero circondati da aree umide evidenziate in verde

Il caseificio Venchiaredo

Potremmo dire che questa esperienza casearia è molto diversa da quella tradizionale e presenta aspetti di unicità nel panorama del Friuli Occidentale. Il caseificio nato nel con l’omonima cooperativa nel 1968 non era molto diverso da altre latterie che concentravano la loro produzione sul formaggio stagionato tipo Montasio. Successivamente si decise di specializzare l’azienda nella produzione di formaggi a pasta molle, per lo più stracchino e crescenza ampliando l’area di conferimento del latte. Il successo di questa strategia e un rapporto stretto con la grande distribuzione ha sviluppato dei valori di produzione incredibili: 30.000.000 kg di latte lavorato, con la produzione di 5.500.000 kg di stracchino e un fatturato al 2014 di 42.000.000 di euro. Parte di questo prodotto viene venduto all’estero ma fornisce una ricaduta positiva sulle aziende locali. Anche se queste modalità di produzione tendono a consolidare le forme della produzione agricola e degli allevamenti industriali è pur vero che il Venchiaredo è una esperienza unica in regione e come tale va riconosciuta.

La casa di Gherardo Freschi

L’escursione finirà di fronte alla villa Freschi di Ramuscello che vedremo solo in lontananza e che fu l’abitazione di quel Gherardo che negli anni ’40 dell’800 pubblicò uno dei giornali di agricoltura più importanti di Italia: l’Amico del contadino. Osserveremo da lontano quella che fu la fucina di un movimento di rinnovamento dell’agricoltura italiana.

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà per lo più su stradine campestri. Si consigliano le pedule o le scarpe da ginnastica e un abbigliamento “a cipolla”. Lasceremo alcune auto all’arrivo e provvederemo a riportare gli autisti al punto di partenza ad escursione finita.

L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.

Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.

Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Luoghi&Territori non sono gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: trenta con obbligo di prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:

Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e www.luoghieterritori.wordpress.com

Ringraziamo per il prezioso aiuto la Regione Friuli Venezia Giulia

Il progetto è sostenuto dalla Regione FVG, in base ai contributi previsti dalla LR 23/2012