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Quella di Massimo Cipolat è una azienda giovane e innovativa nel prodotto.  Nella pedemontana pordenonese non ci sono mai stati allevamenti specializzati di capre. Alcune famiglie, in età d’antico regime, possedevano alcune capre a fianco delle greggi di pecore per sfruttare i più aridi pascoli pubblici del versante alpino, ma si trattava sempre di pochi animali. Nell’800 una polemica scatenata dai forestali portò alla drastica diminuzione delle capre accusate di aggredire polloni e tronchi dei pochi boschi presenti sul versante. La crisi di legname combustibile  veniva attribuita alla voracità di questo animale. Oggi la situazione è del tutto opposta. La capra è quasi scomparsa dagli allevamenti famigliari, mentre il bosco in tutta la pedemontana ha un incontenibile vigore. L’allevamento di Castel d’Aviano è quindi un elemento di innovazione e di costruzione di una nuova filiera produttiva centrata sulla stabulazione fissa degli animali.  Le sempre più diffuse intolleranze alimentari rendono questo prodotto interessante per un mercato alimentare nuovo.  I prodotti sono latte, caciotta, ricotta, caprino, stracchino, yogurt. L’azienda di Cipolat mostra un carattere innovativo trasformando l’allevamento brado della capra in un allevamento in stabulazione fissa.  Questa forse può essere una nuova stagione per questo animale che negli ultimi anni ha quasi dimezzato la sua presenza in regione passando dal 2000 al 2010 da 5.794 esemplari a solo 3285.

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La testa del gruppo arriva in fattoria

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Le capre

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Massimo Cipolat

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L’impresa è nata nel 2009 con cinque capre e si sta trasformando con forme produttive di sempre maggiore successo lontano dal mercato di massa e dimostrando come questo tipo di attività ha enormi spazi di diffusione nel momento in cui si trasformi in impresa.  Massimo alleva circa cento capre in una stalla linda, aperta e dorata di moderni frangisole. Le capre poi vengono fatte transitare nell’adiacente sala di mungitura. Da qui il latte passa attraverso un sistema di tubazioni aeree direttamente all’interno del caseificio visitabile dalle due finestre che prospettano il giardino dell’azienda. Qui avvengono le principali fasi della produzione. Nella stanza a fianco, adibita a spaccio, gli acquirenti  possono avvicinarsi alla spicciolata ai prodotti freschi di giornata o a quelli leggermente stagionati.

Certo è che questi prodotti estremamente delicati e raffinati poco hanno a che vedere con i formaggi antichi di capra che venivano prodotti nelle famiglie della pedemontana. Quella inventata da Massimo è una filiera corta basata sull’allevamento del tutto nuova. Una invenzione che accresce il rapporto tra cibo e paesaggio in questo tratto della pedemontana.

Massimo ci ha anche raccontato del carattere di sperimentazione che ha la sua attività. In questi anni sta cercando di trovare un equilibrio tra produzione foraggera delle terre che detiene in proprietà e la concimazione dei fondi. Nell’ultimo anno ha avuto problemi nel garantire con il proprio fieno la copertura delle esigenze alimentari del gregge ed ha scoperto che in pianura Padana si producono degli ottimi foraggi essiccati e vorrebbe migliorare la sua produzione. Al momento è riuscito a costruire un rapporto con un impianto per la produzione di biogas ed energia elettrica sorto poco distante presso il quale conferisce il liquame dell’azienda. In cambio riceve del digestato a chilometro zero che ha la possibilità di distribuire sui campi evitando le concimazioni chimiche migliorando il carattere pedologico dei terreni ghiaiosi.

Non bastasse sulla copertura della stalla un importante impianto di pannelli fotovoltaici è in grado di sopperire a parte delle necessità elettriche dell’azienda.

via 4 novembre, 25, Aviano

338 195 1729

http://www.massimocipolat.it/