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Uno dei pochi filoni dell’allevamento in Friuli V.G. che sta crescendo, almeno secondo il censimento del 2010, è quello dei bufali. La grande richiesta di mozzarella di bufala che ha tenuto alto il prezzo del prodotto ha permesso di avere dei compensi sul latte prodotto superiori a quelli della vacca sottoposta a una durissima concorrenza con i produttori del nord Europa. Per questo motivo in regione sono nati alcuni allevamenti di bufale che hanno stimolato la formazione di una filiera produttiva del tutto nuova e ancora in fase di assestamento. Michele Capovilla è uno dei produttori che hanno aderito a questa invenzione alimentare che è già un successo. Nel 1982 i tutta la regione i bufali erano solo 10, mentre a trent’anni di distanza sono 1449. Nel 2000 erano 569 e questo testimonia la grande velocità di espansione di questo mercato se solo pensiamo che nello stesso periodo i bovini in regione sono diminuiti dell’11,5%.  Quello di Capovilla ad Aviano è uno degli allevamenti più grandi in regione con più di seicento bufale e una produzione trasformata giornalmente di 1.200 litri di latte di bufala al giorno. Recentemente la crisi di Latterie Friulane che garantiva la trasformazione e la commercializzazione di questo prodotto ha messo in crisi la produzione e l’azienda ha cercato di rispondere costruendo una nuova linea di trasformazione presso il caseificio Rodighiero di Valvasone e vendendo parte del proprio latte nel mercato padano.

Capovilla ha reinventato anche il suo sistema aziendale nel tentativo di offrire più prodotti ai consumatori locali attraverso l’apertura di uno spaccio dove si può acquistare latte, yogurt, mozzarella e anche carne di bufala. In questo senso ha tentato anche alcuni esperimenti come quello di stagionare il prodotto realizzando polpette infarinate e affumicate sul modello della pitina di pecora o la produzione di carne secca acquistabile nello spaccio aperto nel 2013.

Durante la visita abbiamo compreso come l’Ersa avesse promosso questa sperimentazione in allevamento per permettere ad alcuni allevatori di poter ampliare la loro attività al di fuori dei vincoli europei delle quote latte. Il bufalo inoltre era molto più rustico come animale rispetto alla vacca. Mangia fieno più spartano e insilati. Consuma meno e produce meno latte che però ha un valore al litro più alto. Non bastasse, come ci ha fatto osservare Capovilla, gli animali sono poco soggetti a malattie e non abbisognano di essere chiusi all’interno delle stalle. Insomma alcune fasi dell’allevamento sembrano essere più semplici con le bufale compreso il tema della riproduzione che non è artificiale come nel caso dei bovini. Qui ogni maschio vive con un suo branco di femmine e persino il parto sembra essere semplice e rustico per questi animali.

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Capolvilla

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L’ingresso alle tettoie

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I primi arrivati iniziano la discussione con la proprietà

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Gli stalli per la sgambatura

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passeggiata all’aperto

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passeggiata

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Intervista alla proprietà

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Piccoli curiosi

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piccolissimi spauriti

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Praterie conservate per la produzione del foraggio aziendale

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paesaggi di Castello d’Aviano

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Il misto insilato e foraggio fornito alle bufale

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Oggi l’azienda ha leggermente ridotto il numero degli animali allevati e soprattutto ci sembra che si renda conto dei limiti di non avere costruito nel tempo un completo controllo della filiera produttiva. I Capovilla come la maggior parte degli allevatori della pedemontana soffrono il fatto di non essere riusciti a costruire una completa filiera produttiva e di essere nelle mani dei grossisti del latte. Quest’ultimi a tutti gli effetti fanno i prezzi del prodotto determinando fortune e crisi delle aziende degli allevatori. La costruzione di uno spaccio presso l’azienda è un primo passo per verificare la risposta dei consumatori ma è indiscutibile il fatto che recarsi presso l’azienda di famiglia non è facile. Il luogo è quasi invisibile e solo due cartelli gialli segnalano a chi transita per Castel d’Aviano che c’è la possibilità di acquistare mozzarelle di bufala.

Per essere indipendente l’azienda di Capovilla deve cominciare a produrre formaggi di bufala da sola attivando un piccolo caseificio. Questo non può essere fatto senza costruire una rete di vendita capillare che coinvolga almeno la provincia.

https://www.facebook.com/AziendaAgricolaCapovillaMichele