Tag

, ,

Un fenomeno particolare che riguarda il rapporto tra territorio e presenza di pecore nel comune di Aviano è quello che le greggi non si vedono e si notano poco anche i pastori residenti. Sulle 10,000 pecore o poco più che sono dichiarate in regione nell’ultimo censimento dell’agricoltura più di 4.000 fanno capo a greggi di pastori residenti ad Aviano. Le greggi di Valentino Frison e di Carlo Tassan contano circa 1500 pecore per allevatore eppure non si vedono. Velentino Frison è residente a Marsure e lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza e per comprendere come sia cambiato il rapporto che il paese intratteneva con questo animale. Nel censimento degli animali ad Aviano del 1830 la pecora era senza dubbio l’animale domestico più diffuso, a differenza di oggi che prevale la vacca. Nell’Ottocento le pecore si vedevano perché il patrimonio animale era distribuito in quasi tutte le famiglie e ogni giorno le pecore venivano portate al pascolo. Nel villaggio la movimentazione di quasi 1200 animali era senza dubbio uno spettacolo pubblico capace di segnare il paesaggio.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Valentino Frison con Elisa Cozzarini

Oggi invece le 1500 pecore del pastore Frison si muovono quasi sempre al di fuori dei confini del villaggio seguendo una transumanza che ha un itinerario annuale e che porta le pecore dai monti al mare. Non a caso abbiamo incontrato il pastore e non il gregge che in questi giorni era in transito sui territori del maniaghese, Valentino Frison e Carlo Tassan che vantano due principali greggi si muovono su diversi settori alpini, tra il Piancavallo e la Carnia. I percorsi della transumanza hanno assunto un carattere regionale e sono molto diversi quindi dal movimento che gli ovini facevano all’interno dell’orizzonte del villaggio medievale fino alla metà dell’800. Si tratta di una nuova e moderna forma di allevamento ovino del tutto diversa dalla tradizionale, sia per dimensione delle greggi che per la forma aziendale. Questi grandi branchi di pecore nomadi affrontano itinerari ormai storicizzati che portano animali e pastori dalla pedemontana ai pascoli alti del M. Cavallo contribuendo nuovamente a colonizzare zone altrimenti lasciate alle successioni ecologiche. Queste pecore hanno quindi, nella loro assenza, un grande significato ecologico.

I grandi spazi magredili dal medioevo sono sempre stati un punto di incrocio degli itinerari delle transumanze lunghe, ma i recenti vincoli ambientali europei permettono solo il transito degli animali e non il pascolo. Questo ha sollevato un piccolo conflitto che rischia di mettere in crisi proprio gli habitat più instabili. Quelli che se non sono mantenuti corrono il rischio di trasformarsi da un prato magredile in un boschetto ripariale. Se la richiesta dei prodotti a base di carne di pecora, vedi la pitina, dovesse aumentare è evidente che l’aumento delle attività di pascolo potrebbe diventare un utile elemento di contrasto all’espansione del bosco conservando caratteristiche antiche praterie artificiali inclinate tipiche nel versante avianese.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A Budoia le attività di falcio conserbano il paesaggio delle praterie di pianura mentre i prati del versante sono quasi completamente trasformati in bosco