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Trovare, un percorso inaspettato è l’inestimabile regalo che ti fa la letteratura che – notoriamente – è l’unica forma del leggere che “non serve a niente”.

e adesso andiamo a “inpirar” tre libri…

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Sottomissione di Michel Houellebecq.

Anche chi non ha letto il libro sa di cosa tratta l’ultimo romanzo dello scrittore francese uscito il giorno stesso della strage degli autori di Charlie Hebdò.
Si ipotizza che nel 2017 in Francia, dopo le elezioni, il primo partito per numero di voti sia il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, e che, contemporaneamente, il primo ministro sia  il leader del partito della Fratellanza Mussulmana.  Per quanto si pongano su versanti contrapposti le due forze politiche sono per molti versi sovrapponibili mentre ne escono polverizzate  le formazioni politiche laiche ed illuministe e la distinzione classica fra destra e sinistra. Ma non ci si deve aspettare – secondo quel che ci si potrebbe attendere dallo scrittore più volte accusato di islamofobia – una Francia messa e ferro e fuoco dagli esclusi; dalla “feccia” come Sarkosy aveva graziosamente appellato gli abitanti delle banlieux durante le rivolte del 2005. Michel Houellebecq con sottigliezza cambia radicalmente il punto di vista… Non sarà una rivolta ma una reazione!  Una involuzione soft… In Francia si instaura, in modo pervasivo e persuasivo, una società autoritaria e gerarchica, dove i traballanti ruoli di genere sono riconfermati in modo eclatante e i bisogni “spirituali” rinverditi da nuova linfa.
L’esausto protagonista non ci metterà poi molto a “convertirsi”; non si sà se ha messo nel conto le 72 mitiche vergini che lo aspettano in paradiso, per ora potrà comunque avere due, tre mogli nella terragna Parigi… Detta così sembra un romanzo grottesco, ma in realtà non lo è – se non per i soggetti perdenti (nel caso le donne); il professore universitario, protagonista del romanzo, rappresenta in modo convincente il tipo dell'”ultimo uomo” anche se se ce l’ha con Nietsche che chiama “la vecchia bagascia”, completamente “denudato” dal laicismo e dall’illuminismo, in cerca di risposte che il cristianesimo – passato al filo della secolarizzazione – non riesce più a dare. Così gli toccherà buttare alle ortiche il suo “mentore” lo scrittore che da sempre lo ha idealmente accompagnato.. Si tratta di Joris Karl Huysmans che Houellebecq intelligentemente usa come controcanto, come “segnalino” dell’impossibilità per il protagonista di trovare risposte nella religione cattolica…

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Controccorrente di Joris Karl Huysmans

Lascio Sottomissione e seguo per un po’ l’autore di A Rebours, misconosciuto ai più e dichiarato insieme al suo cenacolo “ormai illeggibile” da chi lo legge per mestiere… Anche in questo caso è facile sapere di cosa parli il suo libro più famoso,  Controccorrente (1884); della tarturuga con il carapace rivestito di pietre multicolori, dell’ossessione del protagonista, Des Esseintes, per la cura manicale e mortifera della sua residenza/rifugio dal mondo… (D’Annunzio e la carcassa gigante della tartaruga morta di vecchiaia sulla tavola della sua sala da pranzo a Gardone, vi ricorda qualcosa?). Ma non è tanto la trama, quanto la struttura compositiva a rendere unico il libro di Huysmans. Questo aspetto ce lo ricorda il protagonista di Houllebecq il cui vertice creativo è un testo critico Vertigine dei neologismi dedicato alla lingua di Huysmans.
Il protagonista di Sottomissione è d’accordo con lo scrittore Barbey d’Aurévilly che di Controcorrente disse: «Dopo un libro tale non resta altro all’autore che scegliere tra la canna di una pistola e i piedi della croce». Huysmans fra le due alternative scelse la croce. Impossibile, invece, per un professore parigino, genialoide, incapace di amare e di farsi amare, ultimo epigono di più di 200 anni di laicismo,
 inginocchiarsi ai piedi di una croce senza sfiorare il ridicolo; effettivamente non rimane che l’islamismo che ancora sembra vibrare di autenticità per non parlare dei benefici collaterali di cui sopra…

Eppure, eppure, questo Controcorrente è una esplorazione da fare… senza dubbio. E il nostro acido professore parigino – senza volerlo – o forse no – me ne ha fatto innamorare…

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Prateria. Una mappa in profondità di William Least Heat-Moon

Con un balzo  spericolato Huysmans ci porta nel Kansas il cuore piatto degli Stati Uniti. Quando mi è ricapitato fra le mani Prateria un libro letto e molto amato quasi 20 anni fa, sono rimasta sopresa che il sulfureo, decadente francese fosse uno dei numi tutelari di William Least Heat-Moon lo scrittore di origine pellerossa. Prateria è un libro di viaggio davvero singolare, anzi unico. Costruito a capitoli che esplorano – in profondità – con sguardo minuzioso e preciso una zona – il Kansas – che proverbialmente sembra un luogo in cui non c’è nulla da scoprire… Anzi il cerchio si restringe e lo sguardo zumma su una piccola contea – la Chase Country  – alla ricerca del genio del luogo costruendo una “carta topografica di parole” di quasi 700 pagine! Tanto per capirci qui si descrive ogni filo d’erba, si racconta ogni storia, si solleva ogni zolla di terra, si segue ogni traccia indiana…
Un viaggio davvero appassionante! W.L. Heat-Moon suddivide il suo testo in dodici sezioni e ad ogni sezione premette un florilegio di citazioni e piccoli testi che chiama con echi fra Flaubert e Melville “Dal libro dei luoghi comuni”. Ed ecco la citazione da Huysmans:

Sorgono vaghe spinte migratorie che vengono soddisfatte dalla riflessione e dallo studio. Istinti, sensazioni e inclinazioni che l’uomo ha ricevuto in eredità si risvegliano, prendono forma e s’impongono con autorità imperiosa. L’individuo comincia e ricordare persone e cose mai conosciute personalmente finché, a un certo momento, rompe la prigione del proprio secolo e vaga liberamente in altre ère.

Joris-Karl Huysmans, Controcorrente (1884)

Trasuda un po’ di spiritismo, ma a ben vedere un qualche carattere sottile e magico Huysmans deve alla fine averlo per  navigare controcorrente e servire discorsi così agli antipodi.