Tag

, , , , , , ,

Le superfici destinate a bosco a partire dalla seconda metà dell’800 sono decisamente aumentate seppure fossero storicamente concentrate nella parte del territorio che volge verso la Val Caltea e quindi il bacino idrografico del Cellina. Era impossibile pensare di portare il legname del bosco sulla pedemontana e quindi il bosco veniva affittato a imprenditori capaci di far scendere il legname a Barcis per poi condurlo lungo il canale della Brentella al Noncello e da qui a Venezia. Il legname veniva tagliato in “borre”, quindi la formazione boscosa era tutto fuorchè la fustaia che vedamo oggi. Le borre erano molto simnili ai fasci di legno ceduo che abbiamo incontrato durante l’escursione.

DSCF2072

I tratti meno fitti del bosco sono tenuti a ceduo e favore delle attività casearie

Il bosco era molto meno compatto ma soprattutto era pascolato dalle greggi e quindi sottoposto a un progressivo deperimento. La situazione cambiò radicalmente quando nell’800 le nuove normative forestali vietarono il pascolo in bosco, gli alberi furono usati per produrre carbonella da portare in paese nelle gerle o a dorso di mulo, Da allora il bosco ha chiuso quasi tutte le chiarie che lo caratterizzavano raggiungendo una forma sempre più potente e antagonista ai prati artificiali delle malghe. Un contrasto tra pieni e vuoti che assume anche un valore coloristico molto forte nelle diverse stagioni.

DSCF2055

Il contrasto tra il bosco e le praterie artificiali

DSCF2073

Le moderne fascine del ceduo evocano quelle antiche delle borre dirette a Venezia

DSCF2083

Oggi il fitto manto boscoso è interrotto non più dalle aperte strade della transumanza ma dalle linee elettriche che garantisco i rifornimenti energetici agli impianti e a Piancavallo