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In un territorio calcareo le poche fonti affioranti e i temi della “cattura” dell’acqua piovana erano determinanti per le attività di pascolo su tutto il versante alpino. Per questo motivo quando in età bassomedievale si consolidarono i confini tra comunità di villaggio l’accesso alle fonti idriche divenne un problema di ogni piccolo villaggio. Non possiamo non notare come lungo strade di salita, come quella di Costa longa attrezzate con piccole stagni per l’abbeverata (lame), divennero il naturale confine con il villaggio di Giais e che la mulattiera, poco sotto l’omonima forcella toccava una sorgente attiva quasi tutto l’anno e posta in sostanza sul confine delle due comunità.

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Uno dei rivoli della sorgente è segnato dall’abbeveratoio e dai cippi confinari tra i comuni di Aviano e Barcis

Ancor più evidente è il significato confinario assunto dalla sorgente del Tornidor che divenne il limite confinario trale comunità rurali di Barcis, Marsure e Costa. L’acqua non poteva essere spostata a difefrenza dei cippi lapidei, ma soprattutto doveva dissetare quante più greggi era possibile.

Non è inusuale poi rintracciare nei pressi degli insediamenti pastorali di antico regime pietre incise utilizzate per l’abbeverata, o piccole depressioni impermeabilizzate per costruire degli stagni artificiali oggi ormai scomparsi.

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Pietra scavata per realizzare l’abbeveratoio per le pecore